Sant’Antimo, l’onore e la vendetta: un (assurdo) duplice omicidio e una città che piange altre due vittime

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Come in un film degli anni Cinquanta. L’onore e lo scuorno. Il rispetto, la vendetta e il sangue: sulla falsariga di una tragedia rusticana, ieri mattina a Sant’Antimo, periferia a nord di Napoli, è andata in scena una agghiacciante resa dei conti familiare che ha provocato due morti: Luigi Cammisa, operaio edile di 29 anni, sposato e padre di due figli, e sua cognata Maria Brigida Pesacane, 24enne, anche lei madre di due bimbi. Violenza e sangue irrompono all’alba nella stessa cittadina in cui era nata Giulia Tramontano, la 29enne incinta di sette mesi, assassinata a Senago dal compagno “stressato” da una doppia vita di inganni, bugie e tradimenti.

Autore del duplice delitto il 44enne Raffaele Caiazzo: nella sua mente si agitava un tarlo che ha roso e scavato fino alla fine, portandolo a commettere il duplice omicidio. Era convinto che Luigi e Maria, rispettivamente suoi genero e nuora, avessero intrecciato una relazione sentimentale. Questi pensieri si sono trasformati in un’ossessione fatale, e ieri mattina – intorno alle sei e mezza – l’uomo ha aspettato che Luigi uscisse dalla casa di via Diaz per andare a lavorare, e lo ha freddato con quattro colpi di pistola; subito dopo si è rimesso in macchina per raggiungere l’abitazione della Pesacane (in via Caruso, non lontano dal luogo del primo omicidio) sapendo di trovarla da sola perché suo figlio, convivente della giovane, era già uscito. Ha bussato alla porta e ha svuotato contro di lei un altro caricatore dell’arma: in una stanzetta poco distante dormivano i due figlioletti, di due e quattro anni.

Sant’Antimo è oggi una città sotto choc, dopo la follia del duplice omicidio di Luigi Cammisa, 29 anni, e della cognata Maria Brigida Pesacane, 24 anni, ammazzati dal suocero Raffaele Caiazzo, 44 anni, che tira a campare con il reddito di cittadinanza e convive con la mente annebbiata da brutti fantasmi che gli suggerivano che genero e nuora tradissero i suoi due figli, Alfonso e Anna. Una storiaccia. Un peso greve annichiliva queste due famiglie, così stanche dell’ossessione dell’uomo, tanto da minacciarlo di non fargli vedere più i nipoti. «Alfonso e Brigida racconta una vicina della coppia erano una coppia felice. Lui legatissimo alla moglie, una bella ragazza tutta casa e figli. Era una rara persona che ti fa sentire fortunata di averla conosciuta. Gentile, disponibile con tutto il vicinato e mai una chiacchiera».

“Io so che quei due’ avevano un rapporto, ma la mia famiglia non mi ha mai voluto dare ascolto – avrebbe detto Caiazzo – Eppure io Luigi l’ho visto tre volte salire a casa di Maria…ma loro non mi ascoltavano: e ieri sera mio figlio mi ha minacciato: ‘Papà, se non la finisci con queste paranoie, se continui a insinuare queste falsità, allora io non ti faccio vedere più i nostri figli!’”. Ma quell’ennesimo rimprovero, anziché portarlo a ragionare, lo ha indotto a punire con il sangue i due giovani cognati.

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