I mesi passano, le elezioni si avvicinano ma poco o nulla è stato fatto durante il periodo del commissariamento del Comune, sciolto per mafia per ben 4 volte. Non è stato ancora individuato un comandante dei vigili, nulla si è fatto per sanare o sanzionare in modo definitivo le anomali del Pip (di proprietà comunale), nulla sul fronte degli sgomberi di beni (comunali) come masseria del Galeota o per la palazzina dei Polverino di via Sant’Agostino. Nulla per rimuovere le anomalie della commissione locale per il paesaggio. Nulla per cacciare le associazioni o cooperative che non sfruttano i beni confiscati a loro concessi. Grane che si ripercuoteranno – lo scriviamo come sempre con mesi e mesi di anticipo – sul prossimo sindaco e sulla prossima giunta.
Tempo perso, sprecato e in città c’è zero entusiasmo, anche perché i problemi ordinari (strade chiuse, acqua, rifiuti) sono drammatici. Zero entusiasmo, zero proposte innovative a livello politico, tante perplessità, mugugni.
Marano – come altre dell’area a nord di Napoli – è una realtà depressa sotto tutti i punti di vista, dove per 35-40 anni si è pensato a due sole cose: trafficare droga e costruire case. Case con zero servizi, come nei casi di via Corree di sotto, dove ancora in tanti sversano liquami direttamente nell’alveo dei Camaldoli. Anche qui le forze di polizia, gli inquirenti in senso lato e il Comune si sono fermati ad un certo punto. Fermate dinanzi a un disastro ambientale.
La peculiarità di Marano, rispetto ad altre realtà, è un’altra. Non solo case, droga, attività commerciali in mano ai familiari di malavitosi. A Marano, terra di mafia, c’è qualcosa in più: la lentezza degli apparati istituzionali. Solo così si spiega come inchieste e indagini su fatti eclatanti si siano sviluppate con decenni di ritardo. E di quelle lentezze se ne paga lo scotto: molti reati sono prescritti o si avviano ad essere prescritti. E anche quando al Comune si sono insediati i commissari, poco è stato fatto per estirpare i cancri da alcuni uffici e apparati.
E ancora oggi, nonostante si dica che il marcio in certi ambienti sia stato rimosso, le lentezze sono esasperanti. Ci sarebbero tantissime cose da approfondire, da indagare e investigare: occupazioni di suolo, casi eclatanti di abusivismo, attività non in regola, furti d’acqua (a go go), anomalie negli uffici comunali, costante presenza di affiliati ai clan e pregiudicati in locali pubblici, personaggi di malaffare o contigui ad essi frequentatori di uffici pubblici. Si fa poco, insomma, rispetto a quanto si potrebbe fare: un po’ di hashish scovato qua e là, qualche raro alto impatto per sanzionare qualche automobilista o scooterista indisciplinato. Il resto è (quasi) noia, per dirla con il compianto Franco Califano.
In questo contesto, deprimente, a dir poco deprimente, non emerge nessuno: il Pd è sempre una polveriera pronta a scoppiare in qualsiasi momento, un partito diviso per gruppi, fazioni, oggi controllato da chi un tempo ha sostenuto pessime giunte e da chi ama forse un po’ troppo il cemento.
L’estrema sinistra, Potere al Popolo, Sinistra italiana e company, è quella che ha sostenuto (senza mai prenderne le distanze) un ex sindaco tuttora imputato per corruzione e concorso esterno in associazione mafiosa. Le ricette politiche, poi, sono quelle di sempre: tutto pubblico, tutto pubblico, senza sapere, o fingendo di non sapere, che i servizi pubblici si garantiscono con l’alta tassazione, tasse che in questo momento storico non possono essere in alcun modo aumentate o mantenute con gli attuali standard.
Il Cinque stelle, invece, è più che un’incognita: per ben due elezioni comunali i grillini locali, da qualche tempo orfani dell’ex parlamentare Caso, non sono riusciti nemmeno a presentare le liste. Un disastro organizzativo, insomma, senza precedenti. I referenti locali non hanno inoltre alcuna esperienza in materia di pubblica amministrazione e poco sanno della storia del municipio maranese e delle mille magagne ad esso collegate.
A destra o centrodestra, Forza Italia, Lega, Fdi, al momento soliti nomi, solite divisioni, solite liturgie, soliti gruppetti che vogliono piazzare la loro bandierina. Tra loro anche personaggi invischiati in passato in inchieste giudiziarie, conclusesi sì con una nulla di fatto ma solo per il fatto che alcune intercettazioni non potevano essere utilizzate. Di novità vere, nonostante la destra abbia ora il vento in poppa, non se ne intravedono e forse non ve ne saranno.
Molti a destra e a sinistra, ad ogni buon conto, hanno sostenuto giunte sciolte per mafia, ma ora si riciclano e si ripropongono come il nuovo.
Cosa resta dare? Poco o nulla. Più di trequarti della cittadinanza maranese se ne frega altamente della politica e si sente chiamata in causa solo se ha un problema da risolvere: una buca, un palo dell’illuminazione, un problema idrico. In pochissimi partecipano alla vita pubblica e si interessano delle dinamiche e problematiche del territorio. I partiti, ad oggi, offrono poco o nulla in termini di proposte e nomi innovativi e le forze dell’ordine – come evidenziato in precedenza – per una serie di ragioni non sembrano essere mai sul pezzo e soprattutto “tenaci e aggressive” come richiederebbe invece un simile territorio e contesto sociale. Marano è un verminaio, per tanti motivi, e anche sotto il profilo mediatico. A parte il nostro giornale, nessuno, ma proprio nessuno, informa i cittadini su fatti di criminalità organizzata e mala politica. Ci avete fatto caso? Non lo fanno, nascondono volutamente le notizie alla cittadinanza.
© Copyright Fernando Bocchetti, Riproduzione Riservata. Scritto per: TerranostraNews



























