Riforma giustizia, c’è l’accordo. I 5 Stelle cedono quasi su tutto

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La riforma prevede lo stop alla prescrizione a partire dalla sentenza di primo grado sia in caso di condanna che di assoluzione (come già previsto dal testo di Bonafede), ma con l’introduzione per i gradi successivi dell'”improcedibilità”. Questo significa che, se verranno superati i limiti di tempo, fissati a 2 anni per il secondo grado e a uno per la Cassazione, non sarà più possibile proseguire col processo. Non si estingue il reato, ma si blocca il processo: “La mancata definizione del giudizio di appello entro il termine di due anni dal pervenimento al giudice dell’appello degli atti trasmessi- reciterebbe uno degli emendamenti- costituisce causa di improcedibilità dell’azione penale“. Anche la mancata definizione del giudizio di appello entro 2 anni costituisce “causa di improcedibilità dell’azione penale“. In Cassazione i termini sono di un anno. “Per quanto riguarda la prescrizione- ha confermato la vicepresidente del Senato e responsabile Giustizia e diritti del Pd, Anna Rossomando– valutiamo favorevolmente l’accoglimento della nostra proposta della prescrizione processuale per fasi dopo il primo grado, che consentirà di arrivare a una soluzione ragionevole, rispondente alla funzione di questo istituto, oltre che aderente alla Costituzione”.

Gli altri punti della riforma

Tra gli altri punti contenuti nella riforma ci sarebbe anche quello riguardante le indagini preliminari, per le quali sarebbero previsti tempi di durata più corti. Con gli emendamenti approvati in Cdm, infatti, si rimodulano i termini di durata massima delle indagini rispetto alla gravità del reato e, alla scadenza dei termini, si prevede un meccanismo di discovery degli atti (a meno di esigenze a tutela del segreto investigativo). Uno degli emendamenti prevede anche la possibilità, per il pm, di chiedere il rinvio a giudizio dell’indagato solo in caso gli elementi acquisiti consentano “ragionevole previsione di condanna”.

Confermata in via generale la possibilità di presentare appello contro le sentenze di condanna e proscioglimento, tranne nei casi di “aspecificità dei motivi”. Vengono inoltre previste limitate ipotesi di inappellabilità delle sentenze di primo grado. Viene introdotto un nuovo mezzo di impugnazione straordinario davanti alla Cassazione, per dare esecuzione alle sentenze della Corte europea dei diritti dell’uomo. Prevista anche l’istituzione della sospensione del procedimento con “messa alla prova” dell’imputato, che consiste nella possibilità per l’indagato di chiedere al pubblico ministero di fare lavori di pubblica utilità. Altro punto al centro della riforma è la spinta ai riti alternativi e una delega al Governo per disciplinare la giustizia riparativa.

Il caos tra i 5 Stelle

Oltre alla diversità di vedute con gli altri partiti sul tema prescrizione, i grillini si sono trovati in disaccordo anche tra di loro, tanto da essersi riuniti poco tempo prima dell’inizio del Consiglio dei Ministri, con l’intenzione di trovare una linea comune nel Movimento 5 Stelle. Una parte dei parlamentari, infatti, riteneva che non occorresse alzare barricate in Cdm, mentre un’altra sosteneva che la riforma proposta dalla Cartabia rappresentasse uno stravolgimento di quella di Bonafede. “L’orientamento è quello di astenersi“, avevano rivelato poco prima dell’orario previsto per l’avvio del Cdm alcune fonti parlamentari pentastellate, sentite da AdnKronos, sottolineando l’intenzione di far slittare la decisione. Il caos tra i grillini ha fatto slittare anche il Consiglio dei Ministri, convocato inizialmente per le 17:00 e iniziato con quasi due ore di ritardo, per una riunione tra i ministri pentastellati, il premier Draghi e il ministro Cartabia, per tentare una nuva intesa sulla riforma, così da evitare l’astensione dei grillini in Cdm.

© Copyright redazione, Riproduzione Riservata. Scritto per: TerranostraNews
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