L’angolo della prof. Il suicidio di Orlando e il suo grido inascoltato

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Quel grido silenzioso in mezzo a tante parole. Orlando si suicida a soli 18 anni scegliendo come via di fuga alla sua sofferenza un treno. Solo che non ci sale sopra ma lascia che il pesante mezzo di trasporto lo schiacci come se in questo modo non ci fossero più differenze, curve, ma fosse tutto perfettamente lineare. Perché è nella differenza il suo dolore e il suo dramma, è nella non omologazione ai modelli standard l’essere soggetto a derisioni.

Siamo a Torino, città a nord dell’ Italia dove ci aspettiamo un progresso tale da non farci sospettare che ancora ci siano casi di bullismo con genesi sull’omosessualità. Eppure purtroppo viviamo ancora quei retaggi culturali che dividono con una linea netta i maschi dalle femmine e per tutti gli altri non c’è posto.

Per tutti gli altri ci sono i commenti inopportuni, le paroline, le derisioni che scavano drammi ogni giorno. Ogni mattino un prof, due prof tre e quattro entrano in un’ aula e prima di iniziare con lezioni spesso obsolete e che servono a ben poco, dovrebbero ” sentire” e ” guardare” e capire che ci sono voci che gridano aiuto in silenzio perché il loro corpo e ciò che sentono impone loro di essere in un certo modo e non sono tenuti a soffocare tutto questo, perché ci sono dei piccoli bulli che ogni giorno devono trovare qualcuno da prendere in giro per essere loro stessi ascoltati, perché in fondo a scuola andiamo per imparare a vivere e provare ad essere felici.

E allora si potrebbe partire dalla combinazione tra gli elementi chimici per spiegare che è la natura che sceglie come accoppiare i simili e di fronte a queste leggi, possiamo solo ammirare con stupore la bellezza di ciò che regola il mondo, senza giudizio. Orlando è uno dei tanti ragazzi, è uno dei tanti alunni inascoltati che raccontano ogni giorno il loro disagio ma questo disagio viene soffocato dalle tante nozioni che noi prof proponiamo con l’ansia che caratterizza lo svolgimento e il termine della fatidica programmazione che spesso non ha nulla di concreto e di reale e non parla di vita e non aiuta a crescere.

Professoressa Annamaria Schettino

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