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domenica 8 Novembre 2026
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La figlia del custode ucciso: “Papà è morto da eroe”

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Riproponiamo l’intervista alla figlia del custode del parco archeologico di Pompei, ucciso giorni fa da quattro persone arrestate nella giornata di ieri. L’intervista a Maria Adriana Cerrato è pubblicata dal Corriere dalla sera.

“Ero certa che li prendessero, non ho mai avuto dubbi».

E nemmeno paura? «No. Ho visto come stavano lavorando i carabinieri, il loro impegno e l’impegno dei magistrati. Ho sentito che lo Stato era accanto a noi con le persone perbene che lo rappresentano. E quindi non poteva che finire così».

Ora che li hanno presi vorrebbe dire qualcosa a quegli uomini accusati di aver ucciso suo padre? «Non meritano nemmeno una parola da parte mia o di mia madre. E certo mai avranno il nostro perdono. Vorrei solo dire che mio padre era la luce del sole e che è morto da eroe. Loro invece da adesso vivranno come topi».

Maria Adriana Cerrato non ha ancora compiuto ventuno anni. Lunedì sera ha visto morire il suo papà, Maurizio, picchiato e poi accoltellato da quattro pregiudicati che abitavano nella sua stessa strada a Torre Annunziata. Un branco di adulti — due fratelli di 51 e 42 anni e due loro cugini di 33 e 26 — inferocito perché Adriana si era permessa di spostare la sedia che quelli avevano messo davanti al marciapiede per riservarsi il posto auto a due passi da casa. La ragazza l’ha tolta e ha parcheggiato lei, e loro prima l’hanno insultata e le hanno squarciato una ruota, e poi le hanno ammazzato il padre, che era intervenuto non certo per fare a botte ma soltanto per cambiare la ruota bucata. L’altra notte li hanno arrestati tutti, e tutti sono accusati di omicidio premeditato con l’aggravante dei futili motivi. Oggi sarà eseguita l’autopsia sul corpo di Maurizio Cerrato — che prima di essere ucciso era stato anche colpito con un cric al volto — e a breve anche l’interrogatorio di garanzia da parte del gip per i quattro accusati di averlo ucciso (i loro nomi: Giorgio e Domenico Scaramella, Antonio Cirillo, Antonio Venditti). Contro di loro, quando sarà il momento, l’avvocato Giovanni Verdoliva, che assiste la famiglia Cerrato, presenterà la richiesta di costituzione di parte civile. Ma il primo passo, quello più importante, lo ha già fatto Adriana con la sua testimonianza, che è stata fondamentale per indirizzare le indagini.

«Certo. Io non ho paura di loro. Sono distrutta perché mi hanno tolto un pezzo del cuore, e sono arrabbiata. Ma sono più forte di loro. Ecco, questo vorrei che lo sapessero»

Altri testimoni non hanno dato nessuna indicazione ai carabinieri. «Io non me la sento di giudicarli, ognuno ha le sue ragioni. Ovviamente quelle di chi ha preferito tacere non le condivido, ma non voglio giudicare nessuno».

E nemmeno a loro vuole dire qualcosa? «Sì, a loro sì. Vorrei dire che possono cambiare, che tutti possono cambiare. Io ho avuto la fortuna di ricevere da quando ero bambina gli insegnamenti di mio padre e di mia madre, ma si può cambiare anche da adulti. Si è sempre in tempo per capire ciò che è giusto e ciò che è sbagliato e saperlo distinguere».

Altrimenti si sceglie l’omertà. «L’omertà non deve esistere. E non deve esistere l’accondiscendenza ai soprusi. Hanno paura? Tutti hanno il diritto di averne, ma la paura si supera: io non ne ho più».

Lei quella sedia in mezzo alla strada non l’accettava. Spostandola ha reagito a un sopruso. «Non si accettano le cose illegali. Un giorno è la sedia, un altro giorno un’altra cosa e accettando sempre tutto non ci sarà mai un cambiamento, mai un miglioramento».

Anche suo padre non l’avrebbe accettata? «Sicuro. Lui quando per strada vedeva qualcosa che non andava me la indicava sempre. Quella sedia non l’avrebbe accettata lui e non l’avrebbe accettata nemmeno mia madre. Nella nostra famiglia lo avremmo fatto tutti, perché mio padre ci ha insegnato che si deve sempre vivere secondo le regole».

È questa l’eredità più importante che le lascia? «Mi ha dato tanti insegnamenti. Mi ha trasmesso il rispetto delle regole, ma in generale mi ha dato una educazione esemplare ed eccezionale. E io spero di riuscire a far tesoro sempre, in futuro, dei suoi insegnamenti».

Come le piace ricordarlo? «Come era: duro quando doveva esserlo ma anche dolcissimo. Soprattutto dolcissimo».

Agli Scavi di Pompei, dove lavorava, lo ricordano come una persona sempre disponibile. «Lo era tantissimo. E non soltanto con noi della famiglia. Lo era sul lavoro e su qualunque cosa. Era disponibile e generoso con tutti. Quello che ha fatto per me lo avrebbe fatto per chiunque, anche un estraneo».

Prima parlava della paura. Lui certo non ne ha avuta. «Macché, niente. Mio padre ha sempre detto che per le sue figlie si sarebbe fatto ammazzare. Me lo ha detto anche la sera che lo hanno ammazzato. E io sarò sempre fiera di lui. E credo che forse non avrebbe potuto trovare un modo migliore per andarsene».

Lei in quel momento c’era? «L’ultima cosa che ha fatto è stato guardare me. Aveva degli occhi meravigliosi. Azzurri. Anzi, azzurrissimi».

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