Chi era Raffaele Cutolo e come e qual è stata la sua parabola criminale? Arrestato per un omicidio nel 1963 e, dopo, una rocambolesca evasione dal manicomio giudiziario di Aversa, fu ripreso nel 1979 ad Albanella. Nei lunghi anni di detenzione ebbe un colpo di genio criminale: trasformare il carcere da luogo di sconfitta e di emarginazione in luogo di potere e di reclutamento. Mai nessuno più avrebbe ottenuto un simile risultato: in migliaia aderirono alla sua compagine criminale, Nuova camorra organizzata. In tanti erano pronti a dare la vita per lui, ‘o professore ‘e Vesuviano.
Una volta latitante, in primo luogo non aveva abbandonato i suoi “compagni”, ma aveva fornito loro, dall’esterno, contributi di sopravvivenza. In secondo luogo aveva garantito la loro sicurezza attraverso un clima di terrore per chiunque osasse attaccarli (e gli omicidi in carcere in quel periodo furono decine ), ma soprattutto aveva costantemente avuto cura delle loro mogli e dei loro figli rimasti senza capofamiglia.
Dal 1977 al 1984 (anno dell’arresto di Pasquale Scotti) furono gli anni dei massacri, gli omicidi ogni anno erano fra i duecento ed i duecentocinquanta, e gli anni precedenti e successivi solo poco di meno.
Sandro Pertini, presidente della Repubblica, intervenne personalmente per ottenerne il trasferimento all’Asinara, in regime di carcere duro. Cutolo attaccò ferocemente i suoi nemici, i Galasso, i Fabbrocino, Alfieri che successivamente, insieme ai Gionta, Nuvoletta e D’Alessandro, ne decretarono l’isolamento e il declino.





























