E’ entrato nel vivo oggi il processo a carico di due agenti della polizia municipale di Marano, Sica e Cerullo, accusati di aver agevolato il clan Orlando. La vicenda è relativa ai controlli, eseguiti due anni fa su sollecitazione dell’allora commissione straordinaria del Comune, all’autorimessa di via De Curtis, gestita dal fratello del boss Antonio Orlando.
Nell’aula del tribunale Napoli nord di Aversa sono stati ascoltati oggi – in qualità di testimoni convocati dalla pubblica accusa – l’ex commissario straordinario del Comune, Francesco Greco, e l’ex dirigente dell’area tecnica nonché del settore attività produttive Pasquale Di Pace. Greco e Di Pace, sottoposti alle domande del pm Di Mauro e degli avvocati difensori dei due vigili, Carlo Carandente Giarrusso e Gaetano Mosella, hanno confermato le dichiarazioni già rese durante la fase preliminari delle indagini.
I fatti, secondo quanto sostenuto da Greco (nella foto principale) e Di Pace (foto in basso), sarebbero andati nel seguente modo: Greco, sulla scorta di una segnalazione di un cittadino, sollecitò il comando della municipale affinché eseguisse un controllo nell’area in cui sorgeva l’autorimessa. Non avendo ottenuto risposte, come confermato anche oggi in aula, avrebbe allertato il dirigente Di Pace, che a sua volta avrebbe interessato i vigili e l’allora sovraordinato dell’Ente, il colonnello De Simone. In una fase successiva, non avendo ricevuto comunicazioni ufficiali o comunque non quelle richieste (ovvero quelle attinenti alla regolarità della pratica commerciale dell’attività in essere), Di Pace si sarebbe rivolto ai carabinieri della locale compagnia. Dalle indagini emerse che l’autorimessa era sprovvista delle autorizzazioni urbanistiche e commerciali e fu pertanto disposto il sequestro dell’area, poi restituita al comune di Napoli, legittimo proprietario del suolo che era all’oscuro di tutto. La vicenda finì in un secondo momento nel mirino della Procura di Napoli che chiese e ottenne il rinvio a giudizio dei due agenti.
La posizione del sovraordinato De Simone, che aveva funzioni di raccordo tra il comando della polizia locale e la commissione straordinaria dell’epoca, fu stralciata invece nelle fasi preliminari dell’inchiesta.
I due agenti coinvolti, attraverso i loro legali, hanno sempre rispedito al mittente ogni addebito, riferendo di aver redatto una relazione, così come richiesta dai vertici dell’amministrazione comunale. Una relazione mostrata in aula oggi dal pm Di Mauro, ma che sarebbe però priva di date e riferimenti al protocollo dell’Ente. Secondo i difensori dei due vigili imputati, le tracce e i riferimenti temporali di quella relazione sarebbero in realtà rinvenibili mediante una perizia informatica finora però mai autorizzata dall’autorità giudiziaria. Giarrusso (foto in basso) in aula ha mostrato anche un messaggio whatsapp relativo ad un dialogo (in merito ai controlli in corso d’opera in quel periodo) intercorso tra il Di Pace e il sovraordinato De Simone.

Greco, durante l’udienza odierna, alla domanda formulata dal pm Di Mauro, ha confermato che in certe occasioni, durante la gestione che lo vide protagonista, si era avvertito un clima di omertà all’interno del municipio e che in qualche caso non aveva ricevuto risposte alle sollecitazioni fatte ad alcuni dipendenti. Nello specifico, Greco ha fatto riferimento ad un geometra in forza all’ufficio tecnico comunale.
Nel corso della prossima udienza saranno ascoltati i tre carabinieri che si occuparono della vicenda allorquando si verificò l’impasse sui controlli al garage Orlando (nella foto in basso).

Il dibattimento dovrà fugare alcuni dubbi: gli imputati, i due vigili, si mossero per tempo e produssero la relazione richiesta dal Di Pace? I controlli di natura commerciale furono successivi o antecedenti alle verifiche della squadra antiabusivismo, anch’essa intervenuta sul luogo oggetto dell’inchiesta. Della relazione menzionata dall’avvocato Giarrusso ve ne è effettivamente traccia negli archivi informatici del comando della municipale e se sì in che data fu realmente redatta? I vertici della municipale e il sovraordinato De Simone erano al corrente della relazione sottoscritta dai due agenti e perché non l’avrebbero inoltrata in tempi celeri al vertice amministrativo così come richiesto? Perché la questione non fu risolta all’interno degli uffici municipali e si dovette richiedere, dopo oltre 30 giorni di contraddittorio tra le parti, l’intervento dei militari dell’Arma? I carabinieri, infine, cosa appurarono e cosa riferirono alle autorità competenti?

























