Faida di Scampia, il boss mozzò la testa al rivale e poi ci giocò a calcio. Ecco il racconto del pentito

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Prima lo uccisero, poi gli tagliarono la testa con un seghetto da falegname e piena di sangue la poggiarono a terra nel cortile di una villa a Varcaturo e ci giocarono a calcio. Quando il boss si voltò ridendo per ciò che stava facendo, vide due dei suoi affiliati vomitare per il disgusto. Ma non finì lì, perché la testa di Antonio Ruggiero fu portata al cospetto di una vedova di camorra che aveva perso il marito per mano di un cugino di quell’uomo martoriato e sfregiato. Era il 21 gennaio del 2005 e il capoclan disse ai suoi affiliati: «È iniziata la guerra, siete pronti?». Questa è la faida di «Gomorra», quella che tra il 2004 e il 2005 insanguinò Napoli, ed è molto più orrenda di quanto ci hanno raccontato nella fiction più popolare degli ultimi anni, «Gomorra, la serie». Il muro di omertà che ha retto per oltre un decennio si è sgretolato con il pentimento di uno dei registi di quella guerra tra i Di Lauro e gli Amato-Pagano e la verità di quei giorni bui per la città è di gran lunga peggiore della finzione cinematografica.

La cupola degli «scissionisti»

Gennaro Notturno era fino a pochi mesi fa uno dei capi della cupola di «scissionisti» che ha creato un impero milionario sui traffici di cocaina. I suoi verbali sono agghiaccianti come quelli di Pasquale Riccio, un «manovale» legato agli Abbinante, soprannominati «i cafoni». Un uomo il cui obiettivo era uccidere, punto e basta. Trentotto omicidi ricostruiti in sedici pagine di verbali, senza alcuna parte omissata, con nomi e cognomi dei killer che hanno fatto fuoco tra la gente uccidendo innocenti come Antonio Landieri e Gelsomina Verde, per ritorsione come fu per i genitori di tre capiclan, anziani e indifesi, o con crudeltà estrema come quando assassinarono Gaetano De Pasquale il 1 novembre 2004. Aveva 26 anni, fu sequestrato e portato al cospetto di Cesare Pagano, il capo della rivolta. «Lo legò ad una sedia e lo interrogò per ore». Lui piangeva perché temeva di essere ucciso «ma il boss lo illuse mostrandogli migliaia di euro. Gli disse che se avesse svelato i piani dei Di Lauro lo avrebbe fatto migrare in Sudamerica». Prima lo fece parlare, «poi i suoi uomini lo affogarono in una bacinella piena d’acqua e gettarono il corpo in un pozzo».

Omicidi col Rolex al polso

Sono loro i boss con gli occhi assatanati che il 30 ottobre del 2004 incrociarono in strada un 75enne, «Salvatore De Magistris patrigno del killer Biagio Esposto. I Di Lauro lo picchiarono e gli passarono sul corpo con la motocicletta», morì per le profonde ferite. Un mese dopo per ritorsione fu assassinato il padre di un altro boss all’Arenaccia: Gennaro Emolo che vendeva carciofi arrostiti in strada. «Spuntarono da dietro con il silenziatore montato su 7,65. Un colpo alla nuca e si accasciò». Soldi, tantissimi, tanto che «per uccidere noi killer indossavamo Rolex da 100mila euro al polso», così da impressionare i nemici. L’assenza di pietà quando «incontrarono una ragazza in strada legata ai Di Lauro e le bruciarono il volto con l’acido muriatico».

Il Corriere

© Copyright redazione, Riproduzione Riservata. Scritto per: TerranostraNews
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