In pochi ricorderanno la fiaccolata promossa nel 2012 dai parroci delle quattro parrocchie cittadine di Casal di Principe contro gli abbattimenti delle case abusive. Anche se lo scopo della marcia era quello di aprire un dialogo con la Procura generale di Napoli per fermare le demolizioni su “basi nuove rispetto al passato”, il pensiero, in quel momento, non poteva che andare alla memoria di Don Peppino Diana, il prete coraggio che disse no all’illegalità e finì martire, massacrato dai killer della camorra. In un articolo esemplare, apparso nel 2012 su il Fatto Quotidiano, il giornalista Arnaldo Capezzuto, così scriveva al riguardo: “Dalle parti mie la politica, l’amministrazione della cosa pubblica ha fatto sempre e solo il tifo per i clan della camorra e per le ditte ad essa legate. Cosa sono i boss e i clan senza il politico corrotto, i funzionari infedeli, le connivenze istituzionali, il consenso e la convenienza sociale? Niente. La forza è il mischiarsi. È il cocktail shakerato del potere che cerca il potere.
È la cultura dell’appartenenza che travalica tutto e tutti. Non ci sono piani regolatori che tengono, non ci sono regole e norme urbanistiche da rispettare, non ci sono vincoli paesaggistici da osservare, non ci sono pareri e pronunciamenti invalicabili, non ci sono controlli e tutori dell’ordine che vedono e intervengono. È una giungla, dove ognuno copre l’altro. Un sistema mostruoso ripiegato a tutela di sé stesso. Uomini e donne appartenenti alle più disparate formazioni politiche e liste civiche – fatta l’eccezione per qualche piccola storia personale in discontinuità, messa subito ai margini – concentrati nel disegnare e inventare provvedimenti creativi: varianti ai piani urbanistici, varianti al piano regolatore, concessioni con il “pezzotto”, varianti in corso d’opera, espropri mascherati e costruiti a tavolino”. Cadono le braccia, ma è così.
A Sant’Antimo, addirittura, la questione sta assumendo contorni, per certi aspetti, ancora più inquietanti. Come in tante aree degradate della provincia di Napoli, gli spazi sono mangiati da cemento. In tanti rioni e quartieri dormitorio, senza servizi, la socialità è un optional. Brutture che fanno accapponare la pelle. È il vandalismo delle nuove classi dirigenti, che non distrugge la bellezza, come facevano per sfregio i barbari quando invadevano Roma, ma la lasciano consumare. La politica santantimese ha bandito Elena, cioè quel sentimento di misura e di armonia cosmica che accende Eros, l’amore per l’anima in tutte le sue manifestazioni, non soltanto umane.
Qui, da tempo, la politica ha perso il senso della bellezza per la vita pubblica, per la comunità e la città. Il senso della bellezza è diventato il principale bene che va salvaguardato dai tentacoli della Camorra spa in Campania. Le costruzioni abusive senza licenza e autorizzazione edilizia sono uno dei capitoli economico e finanziari più remunerativi della camorra. Dalla famigliola che investe i risparmi, all’azienda che deve ampliare i capannoni, all’imprenditore che lancia una lottizzazione, al grande progetto sponsorizzato dagli amici degli amici. Sono i tentacoli della stessa piovra: l’iter burocratico, l’iter delle autorizzazioni, il lascia passare all’intrapresa senza permessi e più concretamente il movimento terra, il calcestruzzo, la fornitura di inerti, la realizzazione dell’opera grezza, le rifiniture, la gestione.
Per questo, è doveroso da parte della politica santantimese attenzionare alcuni permessi a costruire rilasciati dall’ufficio tecnico del Comune di Sant’Antimo per la costruzione di fabbricati ad uso agricolo ai sensi della Legge Regionale n. 14 del 20/03/1982. La cessione di cubatura o asservimento è un istituto utilizzabile, in sede di rilascio di permesso di costruire, in presenza di particolari condizioni e limiti, per cui può avvenire solo tra fondi: a) compresi nella medesima zona urbanistica ed aventi la stessa destinazione urbanistica b) contigui, nel senso che, anche qualora non si riscontri la continuità fisica tra tutte le particelle catastali interessate dalla nuova costruzione, sussista pur sempre, comunque, una “effettiva e significativa vicinanza tra i fondi asserviti. Non solo.
In base al punto 1.8 del Titolo II, della L.R. Campania 20 marzo 1982, n. 14, la possibilità di asservimento a fini residenziali tra lotti di diversi Comuni è riservata esclusivamente agli imprenditori agricoli a titolo principale. l punto 1.8 del Titolo II, della L.R. Campania 20 marzo 1982, n. 14 consente l’asservimento della cubatura di lotti contigui al solo imprenditore agricolo a titolo principale, di cui all’art. 1 del D.Lgs. 29 marzo 2004 n. 99, come modificato dal D.Lgs. 27 maggio 2005 n. 101 (T.A.R. Campania, Napoli, Sez. VIII, 24 gennaio 2014, n. 598), e per le sue necessità abitative: difatti, per le altre categorie (proprietari coltivatori diretti, proprietari conduttori in economia, proprietari concedenti) la normativa regionale campana non contiene alcun riferimento all’istituto dell’asservimento né alcun rinvio alla pregressa previsione dettata per l’imprenditore agricolo.
Detto asservimento è inoltre subordinato a limiti volumetrici (mc. 500) e a specifiche formalità (trascrizione del vincolo di inedificabilità in favore del Comune). La ratio della previsione, di cui al punto 1.8 del Titolo II, della L.R. Campania 20 marzo 1982, n. 14, è quella di evitare che qualsiasi individuo, benché sprovvisto della qualità di coltivatore, possa legittimamente costruire un immobile ad uso residenziale in zona agricola. Ciò avrebbe l’evidente conseguenza di consentire la trasformazione di una zona agricola, tutelata dall’ordinamento, in un’area sostanzialmente residenziale e si porrebbe quindi in contrasto con la ratio della disciplina vincolistica che è volta allo scopo di attuare un equilibrato componimento tra le contrapposte esigenze, da un lato, consentire una razionale possibilità di sfruttamento edilizio delle aree agricole per scopi di sviluppo economico e, dall’altro, garantire la loro destinazione esclusiva ad attività agronomiche (cfr. T.A.R. Campania, Napoli, Sez. VIII, 24 gennaio 2014, n. 598).
Per quanto si possa provare a forzare la normativa e l’interpretazione della stessa, restano dei dubbi sui permessi a costruire rilasciati dall’ufficio tecnico di Sant’Antimo. Per tutti i permessi rilasciati l’appezzamento di terreno oggetto di asservimento è ubicato in Giugliano in Campania censito al N.C.T. al foglio 18 particella 60, mentre le aree di sedime oggetto di interventi si trovano in varie strade di Sant’Antimo, palesandosi i primi dubbi sul rispetto del criterio della contiguità. Ma quel che lascia davvero perplessi è la circostanza che i destinatari (soprattutto anziane) di tali permessi a costruire abbiano aperto contemporaneamente la partita Iva come coltivatori diretti nello stesso arco temporale (luglio 2016) e nello stesso arco temporale abbiano poi fatto richiesta di permesso a costruire (settembre/ottobre 2016). Addirittura, come denunciato pubblicamente dai candidati sindaco del centrosinistra Russo e Italia, un identico permesso a costruire sarebbe stato rilasciato alla figlia di un noto politico locale in assenza addirittura di partita Iva come coltivatrice diretta, aggirando la normativa e consentendo così trasformazioni di zone agricole in aree residenziali.
Altri dubbi che la politica santantimese ha il dovere di chiarire sono quelli relativi ai tecnici progettisti ed, eventualmente, ai reali destinatari di questi permessi a costruire. Ritornano alla mente, in maniera desolante, le parole di un noto architetto, Giancarlo Ballelli: “L’ambiente, il verde, la bellezza degli spazi sono elementi concreti, economici, di qualità della vita. Conservare il bello è un modo di pensare e di vivere. Se conservi la città salvi le relazioni tra le persone. Questi rapporti positivi si manifestano, prima di tutto, nello spazio urbano e sono favoriti quando, come nei centri storici, qualità e bellezza sono tangibili e danno una gerarchia all’architettura. Sono gli spazi di relazione nel tessuto urbano che danno la forma alla città antica. È nella forma della città e del suo territorio che i comportamenti umani nascono, si riproducono e migliorano.” Ci sono due passaggi di questo ragionamento che meritano una particolare sottolineatura: conservare l’ambiente e la bellezza salva le relazioni e rende migliori le persone e i loro comportamenti. La bellezza, quindi, come impegno collettivo, forma di socialità e, di conseguenza, come nuova dimensione politica.




























