Marano, Morra non si rassegna, commenta ancora le sentenze ma lascia fuori i capitoli più pesanti della relazione: come quello relativo ai murales

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L’ex sindaco continua a contestare lo scioglimento del Comune e torna sui social con un nuovo video. Ma la relazione prefettizia è molto più ampia dei passaggi scelti per la sua ricostruzione: dalla comandante De Luca all’operato della Polizia locale, fino ai murales e ai manufatti commemorativi riferiti a soggetti contigui agli ambienti criminali.

Matteo Morra non sembra rassegnarsi alla vicenda che ha portato allo scioglimento del Comune di Marano.

L’ormai ex primo cittadino, dichiarato incandidabile dal tribunale Napoli nord, continua a intervenire pubblicamente sui social per commentare i provvedimenti che hanno riguardato la sua amministrazione e, anche ieri, ha pubblicato un nuovo video nel quale torna su alcuni passaggi della documentazione, soffermandosi in particolare sulla vicenda della comandante della Polizia locale, Maria Silvia De Luca.

Una scelta che, però, lascia fuori dal racconto una parte molto più ampia della relazione prefettizia. Perché il documento che ha accompagnato il procedimento di scioglimento non si concentra su un singolo episodio e non riguarda soltanto la posizione della comandante dei vigili, tra l’altro con una ricostruzione ben più complessa di quella fatta da Morra. La relazione analizza una pluralità di circostanze, procedimenti, uffici e comportamenti amministrativi. E tra i capitoli contenuti nella documentazione ce n’è uno che merita particolare attenzione: quello relativo all’operato della Polizia locale.

Sulla comandante De Luca Morra prende solo un pezzo della relazione

Nel suo ultimo video, Morra concentra l’attenzione sulla comandante De Luca e su uno specifico passaggio della relazione. Ma il capitolo dedicato alla Polizia locale è molto più ampio e articolato di quanto emerga dal racconto dell’ex sindaco.

La relazione non si limita, infatti, alla posizione personale della comandante, ma prende in esame anche l’attività del comando, il funzionamento dell’apparato e una serie di circostanze che vengono inserite nel più generale quadro amministrativo ricostruito dagli organi ispettivi. È proprio questo uno degli aspetti che il racconto di Morra lascia maggiormente in secondo piano. Non si tratta di sostenere che l’ex sindaco non abbia il diritto di contestare le conclusioni della relazione. Ne ha pieno diritto.

Il problema è un altro: se si decide di utilizzare un singolo passaggio per contestare pubblicamente la ricostruzione degli organi ispettivi, occorrerebbe confrontarsi anche con gli altri passaggi dello stesso capitolo. E questo, nel video di ieri dell’ex sindaco, non avviene. Un’omissione che rischia di produrre una rappresentazione parziale della vicenda.

La relazione, infatti, inserisce il ruolo della Polizia locale (e le questioni attinenti alla nomina della comandante) all’interno di una valutazione più ampia sull’apparato amministrativo e sui rapporti tra i diversi livelli dell’ente.

La relazione va letta per intero

È questo il punto centrale della vicenda. Morra continua a proporre la propria lettura dello scioglimento, ma il documento dal quale occorre partire è la relazione nella sua interezza.

Tutti i capitoli. Tutti i rilievi. Tutti gli elementi che gli organi ispettivi hanno ritenuto meritevoli di attenzione. Anche perché lo scioglimento del Comune non è stato determinato da un singolo episodio e non è stato costruito esclusivamente sulla posizione della comandante della Polizia locale.

Il quadro sottoposto alla valutazione delle autorità è molto più vasto.

Ed è proprio per questo che il dibattito pubblico non dovrebbe trasformarsi in una selezione di singoli paragrafi.

C’è un altro capitolo di cui Morra non parla: i Murales

Tra le parti della relazione che sembrano essere rimaste molto più sullo sfondo nel dibattito pubblico c’è quella dedicata alla presenza sul territorio di murales, altarini, nicchie e manufatti commemorativi riferiti, secondo quanto riportato nel documento, a soggetti con precedenti penali o contigui ad ambienti della criminalità organizzata.

È un capitolo particolarmente significativo perché affronta un fenomeno che va oltre il semplice decoro urbano.

La relazione parte infatti da una considerazione più generale: il condizionamento della criminalità organizzata può avvenire anche attraverso la costruzione di un immaginario nel quale la figura del criminale viene trasformata in un modello, in un simbolo o in una figura da celebrare.

È in questo contesto che viene analizzata la presenza, nel territorio di Marano, di opere commemorative dedicate a persone che gli atti collegano a contesti criminali.

La nicchia di Corso Vittorio Emanuele

Uno degli episodi descritti riguarda una nicchia situata in Corso Vittorio Emanuele, nei pressi dell’esercizio commerciale “Ruota Libera”.

All’interno della nicchia, secondo quanto riportato nella relazione, erano esposte immagini ed effigi commemorative dedicate a diversi soggetti deceduti.

Il documento cita Andrea Castello, Antonio Passaro, Antonio Tufo, Gaetano Tufo, Antonio Zannella e Paolo Zannella, ricostruendo per ciascuno le circostanze della morte e gli elementi relativi ai precedenti riportati negli atti. In particolare, uno dei casi viene ricondotto dalla relazione a un agguato di stampo camorristico nell’ambito della faida tra gruppi criminali. La questione sollevata dagli organi ispettivi non riguarda, quindi, semplicemente la presenza di immagini su una parete. Riguarda il significato che tali rappresentazioni possono assumere quando diventano forme pubbliche di commemorazione di persone associate, secondo la documentazione, a contesti criminali.

Il grande murale di Ciro Iacolare

Ancora più significativo è il caso del grande murale dedicato a Ciro Iacolare, detto “Specchino”, presente in via Paolo Borsellino, nelle immediate vicinanze degli alloggi popolari. La relazione evidenzia anche le dimensioni della raffigurazione, realizzata sulla facciata di un edificio di proprietà ACER, sottolineando come l’immagine occupasse una porzione molto rilevante della facciata. Il documento ricostruisce inoltre i rapporti familiari indicati negli atti tra Ciro Iacolare e Gaetano Iacolare, nonché il legame familiare con Lorenzo Nuvoletta. Ma c’è un elemento ancora più importante.

La questione dei murales non nasce con la relazione prefettizia e non era sconosciuta alle istituzioni.

La Commissione straordinaria era già intervenuta

La stessa relazione richiama una segnalazione dei Carabinieri relativa a un intervento effettuato il 26 maggio 2023, quando il Comune era ancora amministrato dalla Commissione straordinaria. In quell’occasione venne cancellato, in piazza Trieste e Trento, un murale raffigurante Diego Armando Maradona e Ciro Iacolare “Specchino”.

Dallo stesso luogo furono inoltre rimosse fotografie di persone decedute, tra cui alcuni pregiudicati, collocate intorno a una statuetta votiva. La documentazione richiamata nella relazione riferiva inoltre dell’intenzione di intervenire su altri due murales raffiguranti il medesimo soggetto, uno dei quali presente su un immobile di proprietà ACER. Il dato è significativo. La Commissione straordinaria aveva già individuato il problema e aveva adottato iniziative concrete.

La Prefettura aveva richiamato il Comune

La relazione richiama inoltre una nota della Prefettura del 19 novembre 2024 indirizzata al Comune di Marano. Il tema riguardava proprio i manufatti celebrativi abusivi e le attività necessarie alla loro rimozione. La Prefettura sottolineava l’importanza di monitorare il fenomeno, richiamandone il valore simbolico e il rischio che tali rappresentazioni potessero contribuire a generare o diffondere sentimenti di emulazione nei confronti di persone legate ad ambienti criminali.

Al Comune veniva chiesto di sensibilizzare la Polizia locale e di operare in raccordo con le Forze dell’ordine per predisporre le attività necessarie alla rimozione delle rappresentazioni grafiche e murali considerate abusive e potenzialmente idonee a creare forme di proselitismo ed emulazione. Anche questo passaggio è importante.

Non si trattava di un problema sconosciuto. Non era una questione emersa improvvisamente con lo scioglimento. Gli organi dello Stato avevano già richiamato l’attenzione dell’amministrazione sul fenomeno.

E il murale è rimasto

Nonostante gli interventi precedenti e il richiamo della Prefettura, la relazione evidenzia che la raffigurazione di Ciro Iacolare continuava a essere presente sulla facciata dello stabile. È uno dei punti che meritano di essere ricordati oggi.

Un problema che non può essere liquidato come folklore

La relazione è particolarmente netta nel sottolineare che la diffusione di questi manufatti non può essere relegata a una semplice questione di folklore o tradizione popolare. Il ragionamento contenuto nel documento è più ampio.

La presenza di immagini celebrative di soggetti collegati, secondo gli atti, ad ambienti criminali può assumere un significato sul piano della percezione della legalità, della legittimazione sociale e della costruzione dell’immaginario collettivo.

Un tema particolarmente delicato in un territorio nel quale il fenomeno della criminalità organizzata rappresenta una questione storicamente rilevante.

Il problema del racconto per frammenti

Ed è qui che torna il tema dei video di Morra.

L’ex sindaco può naturalmente contestare la relazione, le conclusioni degli organi ispettivi e le decisioni che ne sono seguite.

Ma se il confronto viene portato sul terreno pubblico, non può essere costruito soltanto attraverso frammenti.

Non basta prendere un passaggio sulla comandante De Luca e utilizzarlo per commentare l’intera vicenda della Polizia locale.

Bisogna confrontarsi con tutti gli elementi contenuti nel capitolo.

Allo stesso modo, non si può parlare dello scioglimento senza considerare gli altri capitoli della relazione.

Perché la relazione parla anche di affidamenti, procedimenti, rapporti, uffici, imprese e di una serie di circostanze che gli organi ispettivi hanno ritenuto significative. E parla anche di quei murales e di tanto altro.

TAR Lazio e Tribunale di Napoli Nord: due pronunciamenti che pesano

Nel frattempo, sul piano giudiziario, la vicenda ha prodotto due pronunciamenti distinti che riguardano direttamente l’ex primo cittadino.

Il TAR Lazio ha respinto il ricorso proposto da Morra contro lo scioglimento del Comune.

Il Tribunale di Napoli Nord, inoltre, ha dichiarato l’ex sindaco incandidabile per i due turni elettorali successivi allo scioglimento.

Si tratta di procedimenti distinti e con oggetti differenti, ma entrambi si inseriscono nella stessa vicenda amministrativa. L’ex sindaco continua a contestare la ricostruzione e a proporre la propria lettura degli atti. Ma proprio alla luce di queste pronunce, il dibattito dovrebbe concentrarsi ancora di più sulla documentazione complessiva. Ad ogni modo, quel che è stato è stato: i tribunali hanno confermato le censure della commissione prefettizia. Giusto, sbagliato? Ognuno può pensarla come vuole, ma fanno fede gli atti e gli “osservatori” che dicono di rifarsi gli atti dovrebbero prenderne atto. Atti, non chiacchiere. Gli atti dicono, chiaramente, che l’ex giunta è ormai un ricordo.

© Copyright Fernando Bocchetti, Riproduzione Riservata. Scritto per: TerranostraNews

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