Il nuovo trattamento che riduce il colesterolo cattivo di quasi il 50% senza statine

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Gli scienziati dell’Università di Barcellona e dell’Università dell’Oregon hanno sviluppato un nuovo approccio promettente per controllare i livelli di colesterolo LDL o “cattivo”, offrendo così un modo diverso di combattere l’aterosclerosi che si verifica quando si accumulano placche di grasso nelle arterie.

Nello specifico il team si è concentrato sulla proteina PCSK9 che svolge un ruolo fondamentale nella regolazione dei livelli di colesterolo LDL. Hanno quindi progettato un metodo per bloccare tale proteina utilizzando molecole specializzate a base di DNA note come forcine polipurine (PPRH).

Sopprimendo PCSK9, il trattamento aiuta le cellule ad assorbire più colesterolo e a ridurre, di conseguenza, la quantità circolante nel sangue. Tale approccio può altresì evitare gli effetti collaterali comunemente associati alle statine. Lo studio è stato pubblicato sulla rivista Biochemical Pharmacology.

Cos’è il colesterolo

Il colesterolo è una molecola lipidica, ovvero un grasso che viene prodotto in gran parte dall’organismo e solo in proporzioni minori, invece, è introdotto con la dieta.

Numerosi i suoi compiti: favorisce la costruzione delle pareti cellulari, partecipa alla produzione della vitamina D, è il precursore di ormoni quali gli estrogeni e il testosterone.

Il colesterolo viene trasportato nel sangue per mezzo di proteine specifiche che consentono di distinguerne due tipologie:

  • HDL (Hight Density Lipoprotein – lipoproteine ad alta densità): è il cosiddetto “colesterolo buono” o “spazzino”, chiamato così perché, se è in eccesso, le lipoproteine lo rimuovono dai tessuti e lo trasportano al fegato
  • LDL (Low Density Lipoprotein – lipoproteine a bassa densità): noto come “colesterolo cattivo”, si deposita nelle pareti delle arterie e ostacola il normale flusso del sangue.

Cosa si rischia quando il colesterolo cattivo è alto

L’ipercolesterolemia è una condizione caratterizzata da valori di colesterolo LDL superiori a 100 mg/dl. Il colesterolo in eccesso, accumulandosi nelle pareti delle arterie, rende difficoltoso il flusso sanguigno e facilita la formazione di placche aterosclerotiche.

Di conseguenza aumenta considerevolmente il rischio di incorrere in malattie cardiovascolari. Tra queste le più pericolose sono l’infarto, l’angina pectoris e l’ictus. La rottura delle stesse placche può anche dar luogo ad una trombosi.

Il ruolo delle forcine in polipurina

Negli ultimi anni la proteina PCSK9 è diventata un bersaglio importante per le terapie volte a ridurre il colesterolo. Essa agisce attaccandosi ai recettori LDL delle cellule e ne limita la capacità di rimuovere il colesterolo dal flusso sanguigno.

Quando i livelli di PCSK9 sono alti vi è una minore disponibilità di recettori e, dunque, si verifica un accumulo di colesterolo LDL nel sangue. Le forcine in polipurina (PPRH) sono la soluzione per interrompere questo processo a livello genetico.

© Copyright redazione, Riproduzione Riservata. Scritto per: TerranostraNews
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