Tentato omicidio a Marano, la Cassazione esclude l’aggravante mafiosa per Abbinante Junior
Bruno Abbinante, figlio di Francesco e nipote di Raffaele alias “papele di Marano”, era stato condannato sia dal Tribunale che dalla Corte di Appello di Napoli con le gravissime accuse di tentato omicidio aggravato dal metodo mafioso e futili motivi (una lite scaturita da motivi di viabilità), nonché per lesioni pluriaggravate dal metodo mafioso e dai futili motivi.
La Suprema Corte di Cassazione, prima sezione penale, ha annullato senza rinvio la Sentenza della Corte di appello di Napoli, escludendo l’aggravante mafiosa. L’uomo è attualmente difeso dagli avvocati Mehilli Ilenja del Foro di Roma e Luigi Poziello del Foro di Napoli Nord.
Nel corso del processo di secondo grado, la corte di appello di Napoli, sesta sezione penale, accogliendo l’impugnazione degli avvocati Domenico Dello Iacono e Luigi Poziello del Foro di Napoli Nord, aveva concesso uno sconto di pena di 2 anni al giovane, che è stato condannato ad 8 anni e 4 mesi, a fronte dei 10 anni e 4 mesi rimediati in primo grado per il tentato omicidio di Valentino Gherardi, intervenuto per difendere il figlio Francesco Gherardi e finito in ospedale con delle gravi ferite da accoltellamento. Aveva ritenuto però la corte di appello che fosse sussistente l’aggravante mafiosa.
«Ti devo uccidere, hai capito… ti devo uccidere», avrebbe gridato Bruno Abbinante a un imprenditore edile, Valentino Gherardi, che cercava di difendere il figlio Francesco dall’aggressione di Caiazzo, amico dell’esponente della famiglia di malavita originaria di Scampia. Il litigio, avvenuto il 4 febbraio 2024, si concluse con il plurimo accoltellamento dell’uomo e la frattura al naso del figlio. Il tutto per una richiesta di chiarimento circa le minacce ricevute dalla mamma di quest’ultimo la sera prima per una banale questione di viabilità a Chiaiano. A fine aprile Bruno Abbinante e Giuseppe Caiazzo erano stati arrestati su ordinanza di custodia cautelare emessa dal gip su richiesta della Dda e indagini dei poliziotti dell’Antirapina della Squadra mobile e del commissariato di Giugliano. Caiazzo da subito si era difeso sostenendo di non aver partecipato al ferimento pur ammettendo di essere stato presente sulla scena. Gli investigatori si sono avvalsi di testimonianze, riconoscimenti da parte delle vittime e di intercettazioni sia telefoniche ambientali, compiuti a casa della famiglia finita nel mirino e in ospedale. L’imprenditore quel pomeriggio accompagnò il figlio nei pressi di un bar a Marano dopo che quest’ultimo era stato avvisato di una Ford Puma parcheggiata in zona con targa corrispondente alla vettura su cui la sera viaggiava il giovane, poi identificato in Caiazzo, che avrebbe minacciato la madre davanti al cancello di casa dopo aver occupato con l’auto l’ingresso e che alle rimostranze della donna avrebbe risposto: «Se non la smetti, ti schiatto le ruote». Alla richiesta di chiarimenti Caiazzo avrebbe sferrato un pugno al volto del giovane. Poi avrebbe continuato l’aggressione inseguendolo e lanciandogli una bottiglia di vetro mentre l’aggredito, aiutato da un’amica, riusciva a scappare. Nel frattempo era intervenuto il padre, contro cui si sarebbe scagliato invece Bruno Abbinante, armato di un coltello. «Prima mi ha colpito al braccio e alla spalla, ho cercato scampo tra le auto in sosta. Ma mi ha raggiunto e ferito alla testa», mise a verbale l’imprenditore ferito nell’aggressione.
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