L’incendio divampato nelle scorse ore nell’area PIP di Marano, culminato con il sequestro del capannone della “Martino Autodemolizione” e con due feriti, uno dei quali ricoverato al Cardarelli con serie ustioni, riaccende inevitabilmente i riflettori su una delle scelte più controverse e pericolose maturate durante la stagione amministrativa guidata dall’ex sindaco Matteo Morra, poi travolta dallo scioglimento per infiltrazioni mafiose.
Proprio all’interno di quell’area PIP, infatti, l’ex amministrazione aveva immaginato addirittura la collocazione della scuola ex San Rocco. Una scelta che già all’epoca appariva priva di qualunque logica amministrativa e urbanistica. Pensare di prevedere la presenza di un istituto scolastico in un’area produttiva, caratterizzata dalla presenza di capannoni industriali, autodemolizioni, attività artigianali e movimentazione di mezzi pesanti, avrebbe determinato una pericolosa promiscuità tra attività imprenditoriali e attività scolastiche, esponendo bambini, famiglie e personale scolastico a rischi evidenti.
Ma vi è di più. In una sentenza del Tribunale di Napoli Nord e in alcune relazioni dell’ufficio tecnico comunale emergono criticità relative alla non liceità dei collaudi delle opere di urbanizzazione e ulteriori problematiche concernenti l’intera area. Opere confiscate dall’autorità giudiziaria.
La stagione amministrativa targata Morra non è stata soltanto quella che ha condotto il Comune allo scioglimento per mafia, ma anche quella di scelte amministrative discutibili e potenzialmente pericolose per la collettività, avallate anche da consiglieri di maggioranza e da quella che, in più occasioni, è apparsa come una finta opposizione.
Molti di loro oggi si dilettano a criticare i commissari straordinari che guidano il Comune, non esenti da imperfezioni, sia chiaro. Ma loro, proprio loro, non possono criticare nessuno. Dovrebbero darsi ad altro, agli aperitivi, al padel, all’uncinetto, al bridge, al polo, al golf e a qualsiasi altra attività ludica e ricreativa.
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