A poche ore dall’omicidio di Rosario Coppola, l’imbianchino incensurato ucciso per errore lo scorso 4 febbraio ad Arzano, i clan si riorganizzano e preparano la risposta armata. A ricostruire la dinamica è Il Mattino, che racconta le ore successive al delitto maturato per una svista: il vero obiettivo era infatti Davide Pescatore.
Da un lato il gruppo legato a Pescatore, deciso a vendicare l’affronto; dall’altro quello riconducibile a Salvatore Romano, costretto a rimediare all’errore del killer Salvatore Lupoli. Le intercettazioni raccolte dai pm descrivono un clima di guerra, con armi pronte e uomini mobilitati per colpire prima degli avversari.
La reazione non tarda ad arrivare: pochi giorni dopo viene ucciso lo stesso Lupoli, ritenuto responsabile della svista costata la vita all’innocente. Parallelamente, l’altro gruppo tenta una nuova strategia, quella del “cavallo di Troia”: infiltrare un affiliato tra i rivali per colpirli dall’interno.
Le indagini della Procura di Napoli portano a undici fermi, dieci dei quali convalidati dal gip, con accuse che vanno dall’omicidio a reati di camorra, armi ed estorsioni. Un’escalation violenta nata da un errore fatale, che ha trasformato una “svista” in una nuova faida.



























