Clima tesissimo negli uffici del Comune di Marano alla vigilia della firma del contratto con la ditta che dovrebbe gestire il servizio di igiene urbana per i prossimi anni. L’atto, previsto per domani, è circondato da incertezze e passaggi poco chiari che stanno facendo salire la preoccupazione tra commissari, tecnici e sindacati.
Il nodo iniziale riguardava la durata dell’appalto: quattro anni per l’ATI aggiudicataria, cinque secondo il Comune. Una discordanza pesante, che ha già provocato la prima uscita di scena: una delle due società dell’ATI ha fatto un passo indietro, lasciando sola la IsVec., azienda che opera anche in altri comuni dell’hinterland.
Ma ora emerge un nuovo scenario: IsVec. sarebbe intenzionata a procedere con una “locazione di ramo d’azienda”. Si tratterebbe dunque della cessione temporanea, a un’altra azienda, che sarebbe poi chiamata a svolgere il servizio di igiene urbana. Una operazione consentita dalla legge, ma che richiede verifiche rigorose, soprattutto quando avviene dopo l’aggiudicazione di una gara pubblica. In pratica, un’azienda si aggiudica l’appalto, ma, di fatto, ad operare sul territorio sarebbe un’altra.
Il Comune sta approfondendo ogni aspetto giuridico e amministrativo: bisogna accertare che la società locataria possieda gli stessi requisiti richiesti in gara, che non si alteri l’identità del soggetto aggiudicatario e che non si configuri un subappalto mascherato.
Di fatto, IsVec.—rimasta sola dopo il ritiro della sua partner—si “defilerebbe” a sua volta, lasciando l’operatività a un’altra azienda. Una mossa che naturalmente ha fatto scattare l’allarme in municipio.
Sul banco degli imputati anche la CUC nolana, che ha gestito la procedura. Il capitolato indicava una durata contrattuale, il disciplinare un’altra: una contraddizione macroscopica che oggi genera confusione e rischi di contenzioso. Non a caso, in molti auspicano che i commissari procedano quanto prima a una revisione della convenzione con la centrale unica di committenza.
A complicare ulteriormente il quadro ci sono i sindacati, che chiedono di avviare il nuovo servizio non prima di gennaio, per evitare che i lavoratori si ritrovino con due CUD nello stesso anno fiscale, creando disagi e problemi amministrativi.
Troppe variabili, troppe ombre, troppe stranezze. E il quesito resta aperto: domani si firmerà davvero, oppure arriverà l’ennesimo colpo di scena?
© Copyright redazione, Riproduzione Riservata. Scritto per: TerranostraNews

























