Il Comune di Quarto fa retromarcia sulle progressioni verticali in deroga. Con la delibera di Giunta numero 50 del 30 giugno 2025, l’amministrazione guidata dal sindaco Antonio Sabino ha revocato il regolamento approvato appena sei mesi fa che disciplinava la crescita di carriera interna per il personale dipendente.
La decisione nasce dalla constatazione che il regolamento fosse discriminatorio verso i dipendenti privi del titolo di studio richiesto per l’accesso dall’esterno. La selezione, infatti, attribuiva punteggi più alti a laureati e diplomati, sia per l’anzianità di servizio (3 punti contro 2), sia per la performance individuale (25 punti contro 10), premiando in modo sproporzionato anche il possesso della laurea magistrale.
Una impostazione che – si legge nella delibera – tradiva la ratio delle progressioni verticali in deroga, finalizzate a valorizzare l’esperienza maturata piuttosto che i titoli scolastici.
Ma la revoca lascia molti interrogativi. Il regolamento era stato approvato a dicembre 2024, l’avviso pubblico pubblicato il 2 gennaio 2025 con scadenza il 1° febbraio. Sono passati cinque mesi dalla scadenza e oltre sei mesi dall’approvazione del regolamento.
Perché la Giunta si accorge solo ora di queste discriminazioni?
Il retroscena politico.
Qualcuno sostiene che l’amministrazione abbia deciso di revocare tutto dopo essersi resa conto che qualcuno non avrebbe potuto beneficiare della progressione a causa del mancato possesso del titolo di studio.
Le criticità giuridiche.
Dal punto di vista tecnico-legale, la revoca è formalmente legittima, ma presenta diverse criticità sostanziali, in quanto la Giunta non ha considerato l’impatto della revoca sui dipendenti che avevano già presentato domanda, violando un principio consolidato del diritto amministrativo secondo cui la PA, nel revocare, deve bilanciare l’interesse pubblico con l’affidamento dei privati.
Ci sono incongruenze procedurali: la delibera revoca il regolamento ma chiede al dirigente di “valutare la revoca dell’avviso pubblico”. Una contraddizione palese.
Le tempistiche sono tardive: la discriminazione era già evidente nel testo approvato a dicembre. Possibile che nessuno, né uffici né Giunta, se ne siani accorti prima?
Questa revoca potrebbe esporre il Comune a eventuali ricorsi amministrativi da parte dei candidati che avevano partecipato alla selezione; richieste di risarcimento danni per lesione dell’interesse legittimo procedimentale;
Anche i sindacati, la minoranza e i dipendenti sono sul piede di guerra. Seguiranno ulteriori aggiornamenti.




























