Le inquietanti parole del super poliziotto Gabrielli: Sciogliemmo Ostia per salvare Roma. Poi le gaffe sul caso Ramy

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Lo scandalo di Mafia Capitale imperversava da un anno, il municipio X era già caduto a marzo 2015 con le dimissioni del minisindaco Pd Andrea Tassone, successivamente arrestato e poi condannato in via definitiva nel 2019. In questo contesto, il Governo ad agosto 2015 firmò il commissariamento per mafia di Ostia dopo una dettagliata relazione dell’allora prefetto Franco Gabrielli. Che recentemente ha ammesso: “Decidemmo così perché commissariare tutta Roma sarebbe costato il 2% del Pil nazionale”.

Ostia sciolta per salvare Roma

Una sorta di “confessione”, quella del poliziotto oggi docente alla Bocconi. Gabrielli, ospite della presentazione dell’ultimo libro di Davide Desario (direttore di AdnKronos), non si è fatto pregare e su quanto accaduto ormai dieci anni fa è stato chiaro: “Disposi una commissione di accesso – ha spiegato – quindi una verifica su cosa sarebbe successo se avessimo commissariato per mafia Roma. Potete immaginare che effetto avrebbe avuto, a livello internazionale, una cosa del genere per la Capitale d’Italia? Anche a livello economico, una previsione quantificò nel 2% la perdita per il Pil nazionale”.

Gabrielli: “Fu una forzatura”

Insomma, una catastrofe. Da evitare. E così Gabrielli scrisse all’allora ministro dell’Interno Angelino Alfano motivando lo scioglimento e conseguente commissariamento del X municipio: “Fu una forzatura – ha ammesso l’ex prefetto – perché i municipi non hanno personalità giuridica: “Era complicato immaginare lo scioglimento di Ostia – riporta Dagospia -. Ma da un punto di vista criminale purtroppo a Ostia erano insediati da tempo i clan. E lo spessore criminale della città non era solo di colore, ma una cosa concreta”. Data la situazione criminale della città e in particolare del litorale romano, “anche se non si voleva commissariare, era complicato portare al Governo una relazione completamente negativa”.

Gabrielli, sempre lui, era quello che, da ex collaboratore del sindaco di Milano Sala, aveva detto che i carabinieri, sul caso Ramy, il ragazzo morto nelle scorse settimane dopo un inseguimento delle forze dell’ordine, non avevano utilizzato “il principio di proporzionalità”. Tutto errato: le perizie hanno dimostrato che chi ha operato lo ha fatto in maniera corretta. Franco Gabrielli, però, è ancora là e non pensa di dimettersi.

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