Voti comprati a 50 euro, il sistema Pd in Puglia e Piemonte

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Voti comprati a 50 euro, pagati a elettori schedati in elenchi buoni per ogni evento elettorale. Insomma, l’intreccio tra malavita e politica, a Bari e in regione, ripropone nel Pd la questione etica dei cacicchi e dei portatori di voti, spesso abili trasformisti che saltellano da una coalizione a un’altra a seconda del vento che tira.

L’ultima indagine della procura barese ha portato alle dimissioni di Anita Maurodinoia, assessora ai Trasporti della giunta regionale guidata da Michele Emiliano. Maurodinoia, fondatrice del movimento Sud al centro, è indagata nella stessa inchiesta che ha portato ai domiciliari il marito, Sandro Cataldo, e il sindaco di Triggiano, Antonio Donatelli.

Secondo la procura esisteva un sistema di compravendita dei voti, una macchina rodata per acquistare i consensi con buona pace della democrazia rappresentativa, ridotta a mercato delle vacche. Il tariffario il seguente: dieci euro per i giovani che accompagnavano ai seggi chi doveva votare; 50 euro per gli elettori, suddivisi anche in gruppi familiari.

IL SISTEMA

I protagonisti dell’ultima inchiesta, in tutto sono 72 gli indagati, erano già stati sfiorati da indagini, dichiarazioni, intercettazioni, ma non servivano le microspie degli inquirenti per porsi una domanda sulla massa di voti garantita a ogni tornata elettorale dagli odierni indagati. Eppure sono rimasti al loro posto.

L’assessora Maurodinoia era già stata indagata per corruzione con il marito, nel 2022 era arrivato il proscioglimento con il giudice che sottolineava «l’esistenza di relazioni amicali assolutamente inopportune che, tuttavia, non superano la soglia del fondato sospetto in merito al loro coinvolgimento» in vicende corruttive, «difettando la prova di un collegamento tra le regalie/utilità erogate e gli affidamenti aggiudicati, tale da rendere sostenibile l’accusa di corruzione».

Maurodinoia è stata ribattezzata “lady preferenze”, ha sempre portato in dote vagonate di voti, vanta un’amicizia con la consigliera Maria Carmen Lorusso, arrestata nell’operazione antimafia di inizio marzo insieme al marito, Giacomo Olivieri.

«Io e Anita siamo molto amiche e alle regionali l’ho sostenuta a spada tratta», diceva Lorusso. A inizio marzo era arrivata la notizia di un’indagine proprio a carico di Maurodinoia per voto di scambio politico-mafioso partita dalle elezioni comunali a Bari del 2019.

Tuttavia, evidentemente, per il Pd e la giunta regionale a guida Emiliano questi elementi non erano sufficienti per ripensare alla sua nomina. Così lei è rimasta inamovibile.

Nonostante vicende che vanno al di là della disputa giudiziaria, ma che riguardano questioni di opportunità: come quella che gli investigatori, in un’altra indagine, definiscono una «strutturata conoscenza fra la Maurodinoia e suo marito Cataldo sia con il Tommaso Lovreglio che con suo padre Battista, elemento di primo piano del clan Parisi».

Relazioni sempre negate dall’assessora Maurodinoia, che ora deve fare i conti con la nuova indagine che svela un sistema, «il sistema Sandrino», dal nome di suo marito.

Stessa musica anche in Piemonte, con il caso Gallo balzato agli onori delle cronache.
© Copyright redazione, Riproduzione Riservata. Scritto per: TerranostraNews
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