Marano, sette mesi di commissari in città. I “giri a vuoto”, le problematiche da risolvere e il ruolo di Maiello e Leso

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Sette mesi di giro a vuoto. I commissari alla guida del municipio, eccezion fatta per le questioni attinenti al bilancio comunale, non hanno combinato nulla. E per nulla intendiamo non solo le questioni irrisolte del quotidiano (buche, perdite idriche, rifiuti e illuminazione), ma anche le problematiche endemiche di cui spesso abbiamo parlato e che hanno determinato lo scioglimento dell’ente cittadino: Pip, complesso Galeota, case di via Antica Consolare Campana, alloggi popolari, abusivismo edilizio e commerciale.

Per colmare le lacune, i commissari hanno portato a Marano il comandante Luigi Maiello, che ha fama di ufficiale senza macchia e paura. Lo hanno voluto per un’operazione di facciata o perché credono veramente che Maiello possa fare qualcosa? Noi abbiamo più di qualche dubbio sulle capacità di almeno due commissari su tre, ma riponiamo ad ogni modo fiducia in Maiello. Il tempo ci dirà se avrà la capacità (e gli daranno realmente la possibilità) di portare a termine alcune delicate operazioni.

Riponiamo fiducia anche nel neo comandante dei carabinieri, il capitano Alberto Leso, di recente sbarcato a Marano. Auspichiamo però che l’Arma – al netto delle vicissitudini interne – sia più attenta alle vicende amministrative. In passato, purtroppo, non è stato così e i risultati si sono visti. Quasi mai abbiamo visto i carabinieri di Marano, se non sollecitati dalla Procura di Napoli o Napoli nord, impegnati in serrate indagini sugli uffici del municipio e nutriamo qualche legittimo dubbio che ciò venga fatto ora che a guidare l’ente è una triade commissariale. Le aspettative, ad ogni modo, sono alte e l’auspicio che il capitano Leso possa avere un approccio diverso rispetto ad alcuni suoi predecessori.

Anche dalla Procura di Napoli nord ben poco ci aspettiamo. Ci sono state tantissime vicende scottanti, denunciate più volte dal nostro portale, che non sono mai state approfondite. Vi chiederete il perché di questo disinteresse. Nessun segreto: se gli organi territoriali non segnalano all’autorità giudiziaria (e per organi territoriali ci riferiamo anche alla polizia municipale, alla Guardia di finanza e alla polizia di Stato) è difficile che un magistrato si svegli la mattina per occuparsi di delibere, atti e determine di un Comune. I magistrati, il 90 per cento di essi, si muovono solo sulla scorta di denunce, intercettazioni ambientali e dichiarazioni dei pentiti. A fare indagini alla vecchia maniera sono rimasti davvero in pochi.

Quanto alla Direzione distrettuale antimafia, dall’addio della pm Di Mauro molto è cambiato. Il pm Visone non sembra avere la stessa “grinta”, la stessa “garra” come si direbbe in gergo calcistico. Nessuno discute le sue qualità, ma l’approccio – rispetto alla Di Mauro, che aveva un modus operandi da maresciallo dei carabinieri – è notevolmente cambiato. Certo si attendono gli sviluppi delle dichiarazioni rese dal pentito Giuseppe Simioli, pezzo grosso del clan Polverino, ma qualsiasi cosa dovesse ancora venir fuori sarà (al 90 per cento) riferita ad antiche storie maranesi mai del tutto chiarite: omicidi degli anni Ottanta e Novanta, connubio edilizia e politica e avvento del clan Orlando. Cose che gli addetti ai lavori di Marano, quei pochi non corrotti da politicanti e mafiosi, conoscono a menadito e spesso pubblicate sulle pagine di questo portale.

La città, intanto, vive la sua stagione più brutta, in termini di servizi e qualità della vita. Anche le dinamiche criminali sono cambiate, ma qualcuno sembra essersi fermato agli anni Novanta.

 

 

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