Si fa sempre più articolata l’inchiesta sull’omicidio di Castrese Palumbo, ucciso due mesi fa nel centro di Marano. I carabinieri del nucleo operativo di Castello di Cisterna stanno scavando in un intreccio di rapporti economici che affonda le radici lontano nel tempo.
Al centro resta la pista locale, ritenuta dagli inquirenti tra le più solide: un sistema di interessi legati soprattutto al settore edilizio, con operazioni nate tra gli anni ’80 e ’90 e oggi arrivate a una fase decisiva. Progetti, investimenti e accordi rimasti in sospeso per decenni e ora pronti a concretizzarsi, con in gioco cifre rilevanti e nuovi equilibri da definire.
Proprio questo passaggio — dalla lunga gestazione alla realizzazione — avrebbe fatto emergere tensioni, contrasti e rivendicazioni economiche. In particolare, si indaga su presunti crediti e patti non rispettati: Palumbo avrebbe più volte chiesto il rispetto degli accordi, una pressione che potrebbe aver innescato il conflitto culminato nell’agguato mortale.
Accanto alla pista locale, resta viva anche quella che porta verso ambienti dell’area del Vomero, dove si starebbero verificando possibili collegamenti con interessi economici (sempre di natura edilizia) più ampi e figure ritenute di rilievo.
“Svitapierno”, figura molto conosciuta sul territorio, era stato in passato ritenuto vicino al clan Clan Nuvoletta, elemento che contribuisce a delineare un contesto complesso, in cui affari e dinamiche criminali possono intrecciarsi.
Le indagini proseguono nel massimo riserbo, ma il focus resta su quegli affari nati decenni fa e oggi arrivati al punto di svolta: un momento delicato che potrebbe aver avuto un ruolo determinante nell’omicidio.
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