Si è avvalso della facoltà di non rispondere Andrea Garofalo, il 56enne ispettore della Polizia di Stato arrestato dalla Squadra Mobile di Caserta nell’ambito dell’indagine coordinata dalla Procura di Napoli Nord. In carcere anche il commercialista Domenico D’Agostino. I due sono accusati di concussione – con l’aggravante, per l’agente, della rivelazione di segreto d’ufficio – per un presunto sistema di tangenti legato all’iscrizione e alla permanenza delle imprese nella White List della Prefettura di Caserta, elenco delle aziende ritenute “non mafiose” e abilitate a lavorare con la pubblica amministrazione.
Al centro dell’inchiesta il ruolo di Garofalo, da anni impegnato negli accertamenti patrimoniali e nelle informative antimafia della Divisione Anticrimine della Questura di Caserta, nonché componente del Gruppo Interforze Antimafia operante in Prefettura.
Ma gli sviluppi investigativi più recenti indicano che il fenomeno potrebbe essere più ampio di quanto emerso finora. Diversi imprenditori avrebbero infatti riferito agli inquirenti di presunti favori ricevuti per evitare interdittive antimafia o per ottenere l’iscrizione nelle liste “pulite”. Un quadro che, se confermato, delineerebbe un sistema radicato e non circoscritto a singoli episodi.
Sul fronte politico-istituzionale, l’ex presidente della Commissione Antimafia Nicola Morra ha chiesto verifiche su alcune aziende attive tra Marano e Calvizzano nel settore dei rifiuti, già finite sotto attenzione. Poche settimane fa, infatti, era stato arrestato un imprenditore ritenuto a capo – o comunque riconducibile – a due società operanti nello stesso ambito.
Resta inoltre il tema delle tempistiche e dell’efficacia dei controlli: le procedure delle Prefetture per l’applicazione delle interdittive antimafia e per la gestione delle White List risulterebbero essere talvolta troppo lente. La nuova legge, entrata in vigore tre anni fa, ha modificato molto anche sul piano pratico, con l’istituzione, in alcuni casi, di forme di monitoraggio delle imprese prima dell’emissione dell’interdittiva.
L’inchiesta, dunque, potrebbe allargarsi ulteriormente nei prossimi giorni, mentre gli investigatori cercano di chiarire l’estensione reale di un sistema che rischia di minare uno degli strumenti chiave nella prevenzione delle infiltrazioni mafiose nell’economia legale.
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