PIOGGIA DI MISSILI SUL LIBANO, ALMENO 80 MORTI E 200 FERITI

0
Condividi
192 Visite

Mentre il mondo guarda con il fiato sospeso all’annunciato e fragile cessate il fuoco tra Stati Uniti e Iran, il Libano si trova in un limbo dal carattere pericoloso e contraddittorio. Sebbene la tregua di due settimane, mediata con il contributo decisivo di Islamabad, dovrebbe teoricamente includere anche il “Paese dei Cedri“, in quanto roccaforte di Hezbollah, la realtà sul campo racconta una storia di attacchi continui, ordini di evacuazione e messaggi contrastanti tra le diplomazie e i vertici militari. Si parla di 300 tra morti e feriti: lo riporta la Croce Rossa.

 

La posizione di Hezbollah e dell’Iran

 

Il punto cardine della tensione politica risiede nell’interpretazione del testo dell’accordo. Ibrahim al-Moussawi, parlamentare e rappresentante di Hezbollah nel Majlis al-Nuwwab, l’Assemblea dei Deputati libanese, ha dichiarato apertamente al canale Al-Jadeed che il testo include esplicitamente il Libano, in quanto sede del Partito di Dio libanese alleato dell’Iran e che questa è stata una condizione imprescindibile posta da Teheran. Tuttavia, Hezbollah non ha ancora rilasciato un annuncio ufficiale di cessate il fuoco, mantenendo una posizione di cautela strategica, soprattutto vista la sua turbolenta storia con lo Stato Ebraico.

Al-Moussawi è stato lapidario: se Israele dovesse violare la tregua, la risposta arriverà in modo coordinato da tutta la regione e dall’Iran stesso. Nonostante l’assenza di un annuncio formale, fonti vicine al “Partito di Dio” hanno riferito che il gruppo ha effettivamente interrotto il fuoco contro il nord di Israele e le truppe di terra nelle prime ore di oggi, 8 aprile 2026.

L’appello di Aoun e la cautela per gli sfollati

 

In questo scenario di incertezza, il presidente libanese Joseph Aoun ha accolto con favore il disgelo tra Washington e Teheran, esprimendo la speranza che questa “pace regionale” possa garantire al Libano una stabilità duratura. In un comunicato ufficiale, Aoun ha ribadito l’impegno del governo per assicurare che il Paese non venga escluso dai tavoli negoziali. Dall’altra parte, Hezbollah ha lanciato un monito alla popolazione civile. Nonostante la tregua di fatto, il movimento ha invitato gli sfollati a non rientrare ancora nei villaggi del sud, nella Bekaa e nei sobborghi di Beirut. Il timore è che Israele possa compiere “azioni di inganno” o attacchi dell’ultimo minuto per modificare la percezione della vittoria sul terreno prima che la tregua diventi definitiva.

 

Israele continua l’offensiva nonostante i negoziati

 

Mentre la diplomazia internazionale lavora al cessate il fuoco, le IDF non accennano a fermarsi. Il portavoce Avichay Adraee ha diffuso su X il terzo avviso di evacuazione urgente dall’annuncio della tregua, ordinando ai residenti di quartieri densamente popolati come Haret Hreik e Burj Al-Barajneh di abbandonare immediatamente le proprie case.

Israele sostiene che le operazioni contro le infrastrutture di Hezbollah continueranno indipendentemente dall’accordo USAIran. Questa posizione ha sollevato forti preoccupazioni in Europa e nel mondo: il Ministro degli Esteri tedesco, Johann Wadephul, ha contattato il collega israeliano Gideon Sa’ar chiedendo esplicitamente di limitare l’azione militare alla sola “legittima difesa necessaria”, evitando un’ulteriore escalation che potrebbe far saltare il fragilissimo accordo regionale. Anche dal Canada arrivano richieste di fermare l’offensiva israeliana in Libano.

La richiesta sembra, tuttavia, essere andata a vuoto, poiché le Forze di Difesa Israeliane hanno scatenato quella che è stata definita la più grande ondata di attacchi aerei contro Hezbollah dall’inizio delle ostilità. In un lasso di tempo di soli dieci minuti, i caccia israeliani hanno colpito circa cento obiettivi strategici distribuiti tra i sobborghi di Beirut, la Valle della Beqaa e il Libano meridionale. L’operazione ha preso di mira il cuore operativo dell’organizzazione, centrando i quartieri generali dell’intelligence, le infrastrutture delle unità missilistiche e navali, oltre alle basi logistiche della forza d’élite Fawj al-Hajj Radwan, altrimenti nota come Forza 125, una delle componenti più pericolose e addestrate dell’intera organizzazione di Hezbollah. Secondo il comando israeliano, questi uffici venivano utilizzati per pianificare attacchi imminenti contro civili e truppe al confine.

La risposta di Teheran, che è in tregua solo con gli Stati Uniti, non si è fatta ovviamente attendere, spostando il conflitto su una dimensione regionale ancora più pericolosa. Attraverso la televisione di Stato IRIB, l’Iran ha rivendicato il lancio di missili e droni contro siti sensibili negli Emirati Arabi Uniti. Questa rappresaglia è stata giustificata come una reazione diretta non solo ai raid in Libano contro Hezbollah, ma soprattutto alla violazione del cessate il fuoco avvenuta con l’attacco alle isole iraniane di Sirri e Lavan. Colpendo gli Emirati, l’Iran invia un segnale inequivocabile agli alleati regionali di Israele e degli Stati Uniti, dimostrando di essere pronto a colpire infrastrutture nevralgiche per il commercio e l’energia nel Golfo se le proprie linee rosse territoriali continueranno a essere calpestate.

Questa escalation incrociata distrugge la narrazione di una tregua imminente e conferma la teoria del conflitto totale. Da un latoIsraele dimostra di voler smantellare sistematicamente ogni capacità di reazione di Hezbollah prima che qualsiasi accordo venga formalizzato; dall’altro, l’Iran mostra resistenza colpendo obiettivi al di fuori del teatro libanese per allentare la pressione sui suoi alleati e riaffermare la propria sovranità sulle rotte marittime dello stretto di Hormuz. Il coinvolgimento diretto degli Emirati Arabi Uniti e delle isole strategiche iraniane sposta l’asse della guerra verso un confronto globale, rendendo il cessate il fuoco di due settimane un fragile “miraggio” sempre più lontano dalla realtà effettiva del campo.

L’attacco e il massacro a Beirut

In un intervallo di tempo brevissimo, Beirut è stata scossa da una massiccia e coordinata ondata di attacchi aerei israeliani che hanno colpito simultaneamente diversi settori della capitale, trasformando il cuore della metropoli in un teatro di devastazione.

© Copyright redazione, Riproduzione Riservata. Scritto per: TerranostraNews
  • Fascinated
  • Happy
  • Sad
  • Angry
  • Bored
  • Afraid

Commenti