CUBA, IL REGIME CROLLA E TRATTA CON GLI STATI UNITI

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Per la prima volta da decenni, il regime cubano ammette apertamente di essere seduto al tavolo con Washington. A confermarlo è stato lo stesso presidente Miguel Díaz-Canel, che in un discorso trasmesso dai media di Stato ha riconosciuto l’esistenza di trattative con l’amministrazione Donald Trump mentre l’isola affronta una crisi economica ed energetica senza precedenti.

La rivelazione arriva in un momento drammatico per L’Avana. Le riserve di petrolio sono quasi esaurite, l’economia è paralizzata e il governo è sotto pressione dopo la brusca interruzione delle forniture venezuelane. Non è un caso che Díaz-Canel abbia ammesso che “questi colloqui hanno avuto lo scopo di trovare soluzioni, attraverso il dialogo, alle divergenze bilaterali tra le nostre due nazioni”.

Dietro il linguaggio diplomatico, però, si intravede una realtà molto più semplice: il regime comunista cubano è costretto a negoziare perché non ha più alternative.

Dopo il chavismo, gli Usa puntano l’Avana

Il punto di svolta è arrivato a gennaio 2026, quando gli Stati Uniti hanno colpito il cuore del sistema politico che da anni sosteneva economicamente Cuba: il Venezuela chavista.

Con l’operazione militare americana che ha portato alla cattura di Nicolás Maduro, ora sotto processo a New York, e con il controllo statunitense sull’industria petrolifera venezuelana, si è spezzato il principale canale di approvvigionamento energetico dell’isola.

© Copyright redazione, Riproduzione Riservata. Scritto per: TerranostraNews
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