La recente bocciatura della mozione finalizzata all’istituzione del Garante dei Diritti delle Persone con Disabilità nel Comune di Monte di Procida apre una riflessione che va oltre le dinamiche politiche e che investe direttamente il tema della tutela dei cittadini più fragili.
La figura del Garante delle persone con disabilità rappresenta oggi uno strumento di civiltà giuridica e sociale adottato da numerosi enti locali italiani per garantire ascolto, mediazione e tutela a chi quotidianamente si confronta con ostacoli, discriminazioni e difficoltà nell’accesso ai servizi pubblici.
Non si tratta di una figura meramente simbolica. Il Garante svolge infatti una funzione concreta di raccordo tra cittadini, amministrazione e istituzioni, favorendo la rimozione delle barriere, promuovendo l’inclusione sociale e vigilando sul rispetto dei diritti riconosciuti dalla Costituzione, dalla Convenzione ONU sui diritti delle persone con disabilità e dalla normativa nazionale.
In una società che si definisce moderna e inclusiva, la protezione delle persone fragili non dovrebbe essere percepita come un costo o un adempimento burocratico, ma come un investimento in termini di giustizia sociale e partecipazione democratica.
Le famiglie che convivono con la disabilità affrontano spesso percorsi complessi per ottenere servizi, assistenza, sostegni scolastici, abbattimento delle barriere architettoniche e accesso alle prestazioni sociosanitarie. Proprio per questo la presenza di un soggetto indipendente, facilmente raggiungibile dai cittadini e capace di dialogare con le istituzioni, costituisce un valore aggiunto per l’intera comunità.
La scelta dell’Amministrazione Scotto di Santolo in Consiglio Comunale stasera di non procedere all’istituzione del Garante lascia l’amaro in bocca e inevitabilmente aperto il dibattito sull’opportunità di dotare Monte di Procida di strumenti più efficaci per la tutela delle persone con disabilità e delle loro famiglie.
La sensibilità verso i diritti dei più fragili rappresenta infatti uno dei parametri attraverso cui si misura il grado di maturità civile di una comunità. Per questo motivo il confronto sul tema non dovrebbe arrestarsi con una votazione consiliare, ma continuare nel dialogo tra istituzioni, associazioni e cittadini.
Perché la vera forza di una comunità non si misura da quanto riesce a fare per chi è già forte, ma da quanto è capace di proteggere chi ha più bisogno di essere ascoltato.
La Consigliera Comunale
Giuseppina Lubrano Lobianco
© Copyright redazione, Riproduzione Riservata. Scritto per: TerranostraNews






















