Marano. Omicidio Palumbo, prende corpo la pista degli affari e di qualche vecchio credito: gli investigatori scavano nei suoi ultimi interessi economici

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Erano tra le 10,30 e le 11 del mattino di ieri quando Castrese Palumbo (avrebbe compiuto 80 anni ad ottobre), è stato ucciso mentre si trovava nella sua auto, una Toyota Yaris nera, tra via Svizzera e corso Europa. L’uomo potrebbe essere stato in attesa di qualcuno quando un commando composto da almeno due persone ha aperto il fuoco contro di lui.

I killer hanno esploso almeno dodici colpi di pistola, alcuni dei quali lo hanno colpito alla testa e in altre parti del corpo, lasciandogli scampo zero. Una vera e propria esecuzione in pieno giorno e nel cuore della città.

Sul posto sono intervenuti i militari dell’Arma dei Carabinieri della compagnia di Marano e del nucleo investigativo di Castello di Cisterna, che hanno avviato le indagini per ricostruire l’esatta dinamica dell’omicidio. Tra gli elementi al vaglio degli investigatori c’è anche la possibilità che Palumbo conoscesse i suoi killer oppure che stesse aspettando proprio qualcuno al momento dell’agguato.

Conosciuto negli ambienti criminali con il soprannome di “’o Svitapierno”, Palumbo era considerato un volto storico della criminalità locale. In passato aveva scontato una lunga detenzione per associazione mafiosa ed era ritenuto vicino al Clan Nuvoletta.

La sua storia familiare è segnata da vicende drammatiche. Era il padre di Giuseppe Palumbo, detto “Scarface”, morto suicida nel 2010 nel carcere di Carcere di Sollicciano a Firenze. L’uomo si tolse la vita impiccandosi mentre era detenuto dopo essere stato arrestato come mandante di una spedizione punitiva avvenuta il 14 marzo dello stesso anno tra Pozzuoli e Giugliano in Campania.

La vittima dell’agguato era inoltre il nonno di Aurelio Taglialatela, condannato per l’uccisione di Corrado Finale, investito con un’auto al culmine di una vicenda legata a tensioni sentimentali. Gli investigatori non escludono completamente un collegamento con quella storia, ma al momento questa pista viene ritenuta poco probabile, anche perché Taglialatela sta scontando la sua condanna in carcere. Più concreta, invece, appare la pista degli affari. Negli ultimi anni, una volta tornato in libertà, Palumbo avrebbe seguito alcune attività economiche, interessandosi in particolare a operazioni – anche immobiliari – in corso sul territorio. Gli inquirenti stanno verificando se possano esserci stati contrasti economici o debiti o crediti irrisolti con qualcuno, elementi che potrebbero aver portato allo scontro culminato nell’agguato.

Nel territorio Palumbo era considerato un uomo dal carattere forte e impulsivo e, secondo alcune testimonianze, negli ultimi tempi non avrebbe nascosto in pubblico il suo malcontento per alcune vicende, Un atteggiamento che potrebbe aver generato tensioni con qualcuno. L’omicidio rompe una lunga fase senza fatti di sangue a Marano. Per ritrovare episodi simili bisogna tornare indietro di oltre un decennio, agli anni degli scontri tra gruppi criminali legati agli scissionisti del Clan Amato-Pagano. Prima del suo arresto Palumbo era proprietario anche di una grande villa in una traversa di via del Mare. L’immobile, una costruzione di tre piani dal gusto architettonico appariscente, è stato confiscato anni fa ed oggi versa in stato di abbandono.

Le indagini proseguono per chiarire chi abbia ordinato ed eseguito l’agguato e se l’80enne, quella mattina, stesse davvero aspettando la persona che poi lo ha condotto alla morte.

© Copyright redazione, Riproduzione Riservata. Scritto per: TerranostraNews
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