A Roma il prezzo più alto è vicino alla fermata della metro Libia: 2,031 euro al litro la benzina (sia self che servito), 2,267 il gasolio. A Milano, zona Buonarroti, si vola verso i 2,6 per la senza piombo e i 2,610 per la nafta, mentre a Palermo, in via Michelangelo, c’è chi vende il verde a 1,928 (2,148 servito) e il diesel a 1,947 (2,167 al servito). L’Osservatorio prezzi del Ministero delle Imprese registra i picchi odierni nella corsa dei prezzi dei carburanti alla pompa, oggetto di attenzione delle associazioni dei consumatori e, ora, del governo. Che, nelle parole della presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, assicura che farà tutto ciò che può “per impedire che si speculi sulla crisi” in Medio Oriente, i cui effetti stanno arrivando prima alla pompa che alle aziende. E uno dei passaggi chiave è stato chiamare Mister Prezzi.
Secondo Staffetta Quotidiana, il costo medio nazionale della benzina ha superato di slancio quota 1,7 euro al litro al self, picco più alto dal 5 dicembre 2025, mentre il gasolio ormai viaggia sopra 1,8 euro al litro, al massimo da oltre due anni (4 marzo 2024). Ancora peggio in autostrada, dove il verde self costa sui 1,816 euro/litro (servito 2,072), il gasolio 1,903 euro/litro (servito 2,157), il Gpl 0,831 euro/litro, il metano 1,485 euro/kg e il Gnl 1,296 euro/kg.
È l’effetto della paura di potenziali interruzioni nella fornitura per via della situazione nello Stretto di Hormuz, da cui passa circa il 20% del greggio mondiale, che ha fatto schizzare verso l’alto le quotazioni delle materie prime. Secondo Antonio Tajani, intervenuto in Parlamento, “l’attuale aumento del prezzo della benzina è privo di giustificazione logica. Le eventuali conseguenze della chiusura dello Stretto di Hormuz si manifesterebbero solo tra uno o due mesi, non oggi. Pertanto, siamo convinti della necessità di controlli rigorosi per individuare e fermare ogni forma di speculazione sui prezzi, che riteniamo assolutamente inaccettabile”. Oltre al ministro degli Esteri, anche il ministro dell’Ambiente e della sicurezza energetica, Gilberto Pichetto Fratin, afferma che su gas e petrolio l’Italia è “nella condizione di essere abbastanza sicura quantitativamente” e sull’aumento alla pompa “è difficile fare l’analisi per me su due piedi” ma, aggiunge, “è l’effetto sicuramente della borsa del petrolio, perché è chiaro che viene meno un quantitativo dell’offerta”. La speculazione per Pichetto “la si vede purtroppo molto tempo dopo, è difficile andare ad analizzare nell’immediato” se c’è “qualcuno che trattiene volontariamente per creare un falso aumento”.
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