Sanità. Dimesso dopo un trauma cranico, muore poche ore dopo. La famiglia: “per il Primario stava migliorando”

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Una storia di dolore e interrogativi sta circolando sui social in queste ore. A raccontarla è Giuseppe De Crescenzo, nipote di un uomo anziano residente in via Petrarca, che affida a un post il resoconto di quanto – secondo la sua testimonianza – sarebbe accaduto nelle ore successive a un grave investimento.

“Domenica notte mio nonno è stato investito sotto la pioggia”, scrive. Un incidente definito serio, seguito – sempre secondo il racconto – da un’attesa di oltre 20 minuti per l’arrivo dell’ambulanza. Un dettaglio che, per i familiari, pesa ancora di più nella ricostruzione di una notte già drammatica.

Trasportato in pronto soccorso al Cardarelli, all’uomo sarebbero state eseguite due TAC. Dal quadro clinico, la prognosi avrebbe indicato la necessità di restare 72 ore sotto osservazione per trauma cranico: monitoraggio, cautela, tempo.

Eppure, riferisce il nipote, dopo meno di 60 ore arriva la dimissione. La famiglia riconduce la scelta a una decisione del primario, convinto che l’uomo stesse nettamente meglio. Ma, nel racconto, emerge anche un nodo che accende la contestazione emotiva: la motivazione sarebbe stata legata alla necessità di liberare un posto letto.

La madre di Giuseppe – si legge – non era convinta di quella scelta e altri medici avrebbero consigliato ulteriori accertamenti, che tuttavia non sarebbero stati eseguiti prima delle dimissioni.

Tornato in abitazione, il nonno peggiora rapidamente: forti giramenti di testa, vomito, difficoltà a parlare. Sintomi che determinano un nuovo accesso urgente in ospedale.

Nel racconto, a quel punto, nasce un ulteriore motivo di sconcerto: lo stesso primario che aveva disposto la dimissione avrebbe ripetuto più volte alla madre che l’anziano fosse “caduto” dopo l’uscita dall’ospedale. La famiglia smentisce e sostiene che l’uomo fosse rimasto a letto, assistito costantemente. “Forse il problema è stato proprio muoverlo dall’ospedale”, scrive Giuseppe, sottolineando l’età del nonno e la delicatezza di un trauma cranico in un paziente anziano.

In ospedale arriva la diagnosi: emorragia cerebrale. Segue un intervento immediato, ma poche ore dopo l’uomo muore.

Giuseppe chiarisce di non voler “cercare colpevoli sui social”. Il suo messaggio, dice, nasce dal dolore e dal bisogno di evitare che storie simili diventino normalità. Il punto è tutto lì: la sensazione che, in un sistema sanitario sotto pressione, il confine tra organizzazione e umanità possa diventare troppo sottile. E l’ultima frase resta come un appello: la sanità pubblica dovrebbe essere un luogo di cura, non un posto dove i pazienti diventano numeri o “posti letto”.

I familiari, intanto, avrebbero sporto denuncia dinanzi la Procura della Repubblica contro i sanitari del cardarelli e l’investitore dell’anziano.

© Copyright Redazione, Riproduzione Riservata. Scritto per: TerranostraNews
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