A Marano basta un acquazzone per far emergere il disastro: buche che diventano voragini, strade al buio, interi quartieri senza acqua, dissesto ovunque. Le lamentele dei cittadini sono quotidiane, legittime, sacrosante. Come lo sono quelle sui rifiuti. La città è allo stremo.
Nel mirino finiscono i commissari, e per certi aspetti anche a ragione. Ma la verità, quella che conoscono solo gli addetti ai lavori, è più scomoda: il Comune è un corpo svuotato, povero di personale e di risorse economiche, ridotto all’osso dopo anni di gestione disastrosa.
E allora indignarsi va bene, protestare è giusto. Ma un esame di coscienza collettivo sarebbe altrettanto necessario. Perché questo sfacelo non nasce oggi, né ieri: è il frutto di decenni di voto dato a una politica mafiosa, clientelare, incapace. Oggi Marano ne paga il conto. Salato.
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