Quattordicesimo giorno di proteste in Iran. Tra edifici e auto date alle fiamme, masse che marciano nelle strade, slogan a favore dello scià di Persia, 217 morti e migliaia di arresti, le contestazioni scatenate dalla crisi economica e dall’inflazione alle stelle non si fermano. Ma per Ali Khamenei i manifestanti sono soltanto «un gruppo di vandali». La Repubblica Islamica «non cederà di fronte ai sabotatori», ha tuonato l’anziana Guida suprema, che per la prima volta in circa due settimane ha commentato, parlando i pubblico, le rivolte che stanno scuotendo l’Iran, facendo apparire sempre più debole il regime degli Ayatollah. Khamenei ha accusato i manifestanti di protestare per compiacere il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, che nei giorni scorsi aveva minacciato un duro intervento nel caso di uccisioni di dimostranti da parte delle forze di sicurezza. «Trump dovrebbe sapere che i tiranni del mondo come il Faraone, Nimrod, Reza Shah e Mohammad Reza (l’ultimo scià di Persia) sono stati abbattuti al culmine della loro arroganza. Anche lui sarà abbattuto», ha detto Khamenei, aggiungendo che il presidente statunitense ha «le mani sporche con il sangue degli iraniani», accusandolo di avere ordinato gli attacchi durante la guerra dei 12 giorni tra Israele e Iran durante la scorsa estate. Anche il ministro degli Esteri, Abbas Araghchi, ha accusato gli Usa, e Israele, di essere coinvolti nelle rivolte. «Stanno cercando di trasformare le proteste pacifiche in proteste divisive e violente», ha detto il capo della Diplomazia di Teheran durante una visita a Beirut, minimizzando sull’ipotesi di un intervento militare dall’esterno, «perché i loro precedenti tentativi sono stati un fallimento totale». A parlare è stato anche il capo dell’Esercito iraniano, il generale Amir Hatami, secondo il quale le proteste in corso in Iran sono incoraggiate dal «nemico», ma la Repubblica islamica «proteggerà con forza i suoi interessi». «Questo nemico, le cui mani sono macchiate con il sangue dei bambini della nazione durante la guerra dei 12 giorni (con Israele, nel giugno scorso, ndr), sta ora tentando di creare un’altra rivolta con la falsa rivendicazione di sostegno al popolo iraniano». Ma, assicura il comandante in capo dell’Esercito, «noi proteggeremo e salvaguarderemo con forza gli interessi nazionali del Paese», comprese le infrastrutture strategiche e le proprietà pubbliche. Intanto il procuratore generale iraniano ha avvertito che chiunque prenda parte alle proteste sarà considerato un “nemico di Dio”, un’accusa che può portare alla pena di morte.




























