La tragedia sarebbe legata a una cena di pesce (con funghi e cozze) durante le feste di Natale. L’ipotesi è quella di un’epatite fulminante, ma sono in corso altri accertamenti. Antonella Di Ielsi, di 50 anni, la figlia Sara e il marito Gianni Di Vita, 55 anni, prima del ricovero, erano andate già due volte al pronto soccorso dell’ospedale di Campobasso ed erano stati poi subito dimesse con la diagnosi di intossicazione alimentare.
Nell’abitazione della famiglia Di Vita a Pietracatella sono stati sequestrati prodotti alimentari contenuti nel frigorifero, in particolare «vongole, cozze, seppie baccalà e funghi, questi ultimi prodotti confezionati e certificati, consumati il 24 dicembre». Lo ha detto il direttore generale dell’Azienda sanitaria regionale del Molise, Giovanni Di Santo, spiegando che questi alimenti sono stati inviati all’Istituto zooprofilattico per le dovute analisi.. «L’indagine è prioritariamente volta a ricostruire l’intera catena degli interventi medici, con specifico riguardo ai precedenti accessi della quindicenne presso il Pronto Soccorso: risulta, infatti, che la minore si fosse presentata in struttura per due volte prima del decesso. Parimenti, si indaga sugli interventi richiesti dalla madre prima dell’evento fatale». E’ quanto afferma il procuratore di Campobasso Nicola D’Angelo. «Data l’estrema complessità del quadro clinico – spiega ancora il procuratore – sono stati disposti accertamenti multidisciplinari, comprensivi di esami autoptici e consulenze specialistiche, orientati secondo tre direttrici. Responsabilità individuali: verificare l’eventuale sussistenza di negligenze o sottovalutazioni del quadro clinico della minore e della madre, nonché errori nell’applicazione dei protocolli diagnostici. Individuazione della “fonte di innesco”: risalire con assoluta precisione all’origine della patologia e all’agente causale che ha determinato un exitus così fulmineo per una giovane di 15 anni e per la sua genitrice, chiarendo le ragioni di una simile virulenza. Tutela della salute pubblica: ricostruire l’insorgenza patologica per isolare eventuali, residue, “fonti di innesco” e interrompere ogni dinamica di rischio, garantendo che nessun altro cittadino possa essere coinvolto in una tragedia di questa natura».
Il marito ricoverato
E’ vigile e le sue condizioni sono stabili, «ben controllate», il padre della quindicenne Sara Di Vita e marito di Antonella Di Ielsi morte a causa di una sospetta intossicazione alimentare. Lo rende noto l’istituto Spallanzani dove l’uomo è ricoverato. In queste ore, spiega l’ospedale, è sottoposto agli accertamenti del caso.
La polizia è tornata stamattina nell’abitazione di Pietracatella, località in provincia di Campobasso, dove vivevano mamma e figlia. Sono in corso nuovi rilievi nell’appartamento messo intanto sotto sequestro. All’interno operano anche ispettori dell’Azienda sanitaria regionale del Molise (Asrem).
Il Cardarelli: cause ancora sconosciute
Le cause che hanno determinato i decessi di una ragazza di 15 anni e della mamma di Pietracatella, avvenuti a poche ore di distanza nel reparto di Rianimazione dell’ospedale Cardarelli di Campobasso, non sono ancora note, ma una prima certezza c’è ed è riconducibile ad una tossinfezione la cui natura è ancora sconosciuta; non è escluso che possa trattarsi di una intossicazione alimentare o chimica. A dirlo nel corso di una conferenza stampa è stato il direttore generale dell’azienda sanitaria regionale del Molise (Asrem), Giovanni Di Santo. Un evento sul quale bisogna attendere i risultati clinici e sul quale, ha spiegato il dg, anche lo Spallanzani di Roma dove è attualmente ricoverato il capofamiglia, «sta continuando a fare ricerca». «Attendiamo i risultati dell’autopsia – ha aggiunto – che potrebbero fornire indizi importanti. Ad oggi non possiamo mettere un punto con una diagnosi di certezza su quanto accaduto». Ad una specifica domanda sulla correttezza dei percorsi clinici e diagnostici attuati al pronto soccorso al momento dell’accesso delle due donne, Di Santo ha detto che il personale medico e sanitario «ha confermato di aver osservato» le linee guida e le buone pratiche. Le indagini diagnostiche, dunque, secondo il vertice aziendale, sono state effettuate secondo prassi consolidata, tutto questo in base «ad una prima valutazione». «Confermo – ha aggiunto – che il percorso diagnostico è stato osservato, sarà poi in capo alla magistratura trarre le dovute conclusioni». Sulle dimissioni delle due donne dal pronto soccorso, Di Santo ha poi spiegato che sono state «condivise con i familiari» in quanto il quadro clinico «presentava sintomi aspecifici».


























