Napoli nord. Accoltellamenti, furti e rapine. Basta passerelle e statistiche: la provincia vuole protezione

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Nelle ultime settimane la tensione nell’area nord di Napoli è salita oltre il livello di guardia. Furti, rapine, incursioni nelle abitazioni e aggressioni in strada si moltiplicano in maniera allarmante, generando paura ed esasperazione tra i cittadini del comprensorio. Eppure, dai comitati per l’ordine e la sicurezza pubblica continuano ad arrivare rassicurazioni, con dati che parlano di reati in calo. Ma la realtà quotidiana racconta altro: molti episodi non vengono denunciati per sfiducia o paura, e le statistiche finiscono per essere carta straccia rispetto a ciò che accade realmente nelle strade. Questa narrazione, ripetuta come un mantra, sa di presa in giro per chi vive ogni giorno l’insicurezza sulla propria pelle. Le operazioni “alto impatto”, pur utili, restano interventi saltuari. La verità è che manca una strategia, manca un piano concreto per il controllo capillare del territorio. Non si punta il dito contro le forze dell’ordine, che operano con organici e mezzi insufficienti, ma la Prefettura di Napoli, guidata da Michele Di Bari, ha il dovere di chiedere rinforzi al Governo, mezzi e strumenti. Non si può continuare a trattare la provincia come un’appendice di Napoli, destinando attenzione e misure straordinarie solo al centro o alle aree turistiche, mentre i comuni dell’hinterland vengono lasciati soli a fronteggiare un’escalation di criminalità ormai fuori controllo. Di Bari deve assumersi la responsabilità di coordinare un piano di sicurezza serio, strutturato e costante, non fatto di operazioni episodiche che lasciano il tempo che trovano. Il ministro Piantedosi lo sa quello che accade nella provincia di Napoli? Basta con le statistiche rassicuranti e con le passerelle mediatiche: qui servono azioni concrete, immediate e durature, non proclami.

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