Fino a pochi mesi fa, la famiglia D’Ambra attaccava duramente il Comune di Marano, e il sindaco Morra, colpevoli – a loro dire – di aver ignorato ogni tentativo di dialogo e di aver lasciato la scuola di San Rocco nell’incertezza. Comunicato stampa dopo comunicato stampa, i proprietari dell’immobile denunciavano inerzia amministrativa, silenzi strategici del sindaco Morra, occupazione senza titolo dell’edificio scolastico e perfino “macchinazioni” contro la proprietà privata.
Ora, con un improvviso cambio di tono, la famiglia D’Ambra sembra aver cambiato sponda, affidando comunicazioni pubbliche a consiglieri comunali notoriamente vicini all’amministrazione o in palese conflitto d’interessi. Una manovra che ha il sapore della regia politica e che, a detta di molti, mira a spostare il bersaglio delle critiche dai reali responsabili a chi – come la stampa – ha semplicemente sollevato dubbi legittimi sulle condizioni dell’edificio, divenuto scuola grazie a una sanatoria lampo.
Un passato “abusivo” legittimato dalla politica e dagli uffici comunali.
Ricordiamo che l’edificio in questione era, fino a poco tempo fa, un’abitazione privata priva dei requisiti urbanistici per ospitare una scuola. Solo grazie a un voto favorevole della maggioranza Morra e di parte dell’opposizione, l’immobile è stato regolarizzato e trasformato in plesso scolastico, senza però risolvere le evidenti criticità strutturali.
Nel frattempo, mentre si susseguono attacchi a mezzo stampa e smentite costruite su misura, resta un fatto inconfutabile: l’edificio necessita ancora di interventi urgenti di adeguamento strutturale, messi nero su bianco dagli uffici tecnici. Una realtà su cui la famiglia D’Ambra preferisce sorvolare, preferendo puntare il dito contro i giornalisti piuttosto che occuparsi delle reali esigenze di sicurezza per bambini, famiglie e personale scolastico.
Chi scrive davvero i comunicati?
A suscitare ulteriore inquietudine è la natura stessa delle recenti dichiarazioni pubbliche attribuite ai D’Ambra, che sembrano ricalcare pedissequamente posizioni e linguaggi propri di alcuni consiglieri comunali (di opposizione?) vicini all’amministrazione. Una situazione strana, che alimenta più di un sospetto sull’autenticità della linea adottata dalla proprietà, già protagonista – fino a ieri – di dure accuse verso lo stesso sindaco.
Una vicenda da chiarire nelle sedi competenti
È chiaro che dietro la facciata della tutela del diritto allo studio si celano manovre politiche, interessi incrociati e responsabilità pesanti. Ed è per questo che la vicenda dovrebbe essere attenzionata dalle Forze dell’Ordine e dalla Procura di Napoli Nord: per verificare la legittimità delle scelte compiute, la correttezza delle delibere approvate, l’effettiva sicurezza dell’edificio e soprattutto per valutare l’esistenza di eventuali abusi, omissioni o responsabilità civili e penali.
Nel frattempo, invece di riscrivere la narrazione pubblica con l’aiuto di portavoce occulti, la famiglia D’Ambra farebbe bene a rispettare gli obblighi minimi di manutenzione e sicurezza dell’immobile. Perché il diritto allo studio dei bambini e il diritto alla verità dei cittadini non possono essere piegati né ai rancori privati né agli accordi politici. Senza contare la questione del contratto mai sottoscritto con l’ente cittadino.
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