I lavori per la realizzazione di nuovi appartamenti in via Adda, a Marano, dovevano partire il 12 aprile 2025, ma ad oggi, 20 giugno, il cantiere è ancora vuoto: nessun operaio, nessuna attrezzatura, nessun segnale di attività. L’area, parte del piano di lottizzazione convenzionata C17, era destinata a ospitare una trentina di abitazioni.
Il permesso di costruire è stato rilasciato il 27 maggio 2021, ad oggi, però, non si vede anima viva. Le motivazioni ufficiali non sono state rese note: si parla genericamente di problemi organizzativi, ma le cause reali restano indefinite.
Nel frattempo, nella cittadina si diffondono voci su possibili coinvolgimenti di politici locali e loro familiari nella vicenda, alimentando sospetti su interessi diretti o indiretti collegati al cantiere — voci che assumono particolare rilievo in un momento in cui Marano è sotto osservazione da parte della Prefettura e del Viminale per possibili infiltrazioni criminali.
La Sansone sas, incaricata dalla cooperativa Sant’Antonio, è impegnata in altri progetti nelle vicinanze, soprattutto a Calvizzano, e questo potrebbe aver contribuito ai rallentamenti. Di recente, le quote della cooperativa sarebbero passate all’imprenditore edile Sarracino, acquisite dalla famiglia Cesaro, dettaglio che ha alimentato ulteriori interrogativi sulla gestione dell’operazione.
In una città già densamente costruita dagli anni Ottanta e Novanta, i cittadini oggi chiedono altro: non nuove palazzine, ma servizi, manutenzione e spazi vivibili. Invece, si teme che questo ennesimo blocco non sia frutto del caso, ma dell’ennesima gestione poco trasparente, che rischia di aumentare la sfiducia nei confronti delle istituzioni e del settore edilizio.



























