In una Liguria in cui sempre meno cittadini vanno a votare (l’affluenza più bassa di sempre, il 45,96 per cento rispetto al 53,56 per cento del 2020), il sindaco di Genova, Marco Bucci, vince al fotofinish sullo sfidante del centrosinistra, Andrea Orlando. Bucci, indicato dal centrodestra come erede naturale di Giovanni Toti (che ha dovuto lasciare dopo essere stato coinvolto nella maxi inchiesta della procura di Genova sulla corruzione in Regione) si è imposto di misura con il 48,5 per cento, superando di un punto il rivale, che si è fermato al 47,5 per cento.
Gli errori “fatali” del centrosinistra
Sull’analisi della sconfitta, che nelle prossime ore animerà il dibattito nel centrosinistra, peseranno sicuramente due grandi questioni. La prima è il vantaggio che Orlando avrebbe dilapidato nel giro di poche settimane: la coalizione partiva, sondaggi alla mano, con un “tesoretto” di circa cinque punti di distacco, che si sarebbero volatilizzati con il passare dei giorni. Parlando di numeri reali, l’ultimo dato è quello delle europee dello scorso giugno, con il “Campo Largo” che in Regione aveva raccolto il 3 per cento in più del centrodestra. L’impressione è che l’ex ministro del Lavoro, nato a La Spezia, sia stato percepito come un nome “piovuto dall’alto” e non come un candidato del territorio. L’altra questione che sicuramente sarà al centro delle discussioni è lo scontro che si è consumato tra il Movimento 5 Stelle e i centristi di Italia Viva, che ha portato all’uscita di questi ultimi dalla coalizione: con un distacco così minimo, in cui ogni singolo voto pesa come un macigno (lo scarto finale tra Bucci e Orlando è stato di circa 4mila voti), la “guerra” tra Giuseppe Conte e Matteo Renzi si è rivelata probabilmente fatale.
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