«Guardi, l’ho scritto nel mio ultimo libro, “Fa’ presto vai piano”: Seneca nel “De brevitate vitae” dice che la vita non è breve, ma è l’uomo che la rende tale. Ecco, dico a tutti i miei colleghi una cosa: pensando in continuazione a cosa si farà domani, e a che poltrona occupare il prossimo giro, finisce che ti rovini la vita. Governi e amministri male, perché non sei lucido».
Zaia, come lo vede il futuro politico del Veneto? La discussione è accesa, Forza Italia scalpita.
«Se qualcuno vuole chiamarsi fuori si accomodi… Io a capo della coalizione di centrodestra nel 2020 sono stato confermato col 78%. Lavoro da quattordici anni con una squadra che ha prodotto tanto, ed è sotto gli occhi di tutti. Abbiamo sempre dimostrato grande affiatamento, possiamo contare su 43 consiglieri su 50 grazie al mio risultato. Ripeto: noi non tratteniamo nessuno, se qualcuno se ne vuole andare le porte sono aperte. Ma i veneti non lo capirebbero».
Dopo cosa farà?
«Manca più di un anno: è un’era glaciale».
D’accordo: ma si vede lontano dal Veneto? O magari fuori dalla politica…
«È presto. Non si è ancora capito se la regola sui mandati verrà confermata».
Finora però la discussione non ha portato a nulla.
«Prima o dopo il tema dovrà essere affrontato: la questione non riguarda solo me, ovviamente, ma anche amministratori di centrosinistra. È atipico chele uniche due cariche elettive, presidente di Regione e sindaco, abbiano questo vincolo. E vorrei sottolineare una cosa».
Prego.
«Se a due mesi dalle elezioni, in pieno Covid, io avessi pensato al mio tornaconto politico non avrei chiuso Vo’ Euganeo, non avrei fatto per primo i tamponi a tutti, non avrei annullato il Carnevale di Venezia, mentre colleghi facevano gli spritz in piazza e dicevano che ero fuori di testa. Un vero amministratore governa per la gente, non per il suo sedere».
Il vicepresidente della Conferenza Episcopale Italiana ha appena dichiarato che «l’autonomia differenziata è un pericolo mortale», che «sarà il Far West», che «se affonda il Sud affondiamo tutti».
«Sono sorpreso e rammaricato. Siamo abituati a una Chiesa che indica la via, la rispettiamo, ma stavolta la direzione è sbagliata, alimentata almeno in parte da un’informazione di parte. È importante capire se si tratta di un’opinione isolata, quella del vescovo di Cassino, o di una posizione ufficiale della Cei. Se fosse stata approfondita meglio la portata della riforma, nei suoi aspetti tecnici e amministrativi, sono convinto che il vicepresidente avrebbe espresso una valutazione più chiara e diversa. Metto a disposizione i nostri esperti per qualsiasi confronto. Questo allo scopo di chiarire qualsiasi dubbio».
Todde, governatrice della Sardegna – Regione a Statuto speciale – impugnerà la legge sull’autonomia davanti alla Corte Costituzionale.
«Ci sono due modi per fare il presidente di Regione: o lo fai pensando che i tuoi cittadini sono tutti uguali e cerchi di essere super partes, o lo fai pensando che sia solo un’occasione per fare politica. Ricordo che noi siamo usciti dal governo perché i 5Stelle erano contrari alla riforma. Mi batto perché chi ha l’autonomia la mantenga, e il popolo sardo è eccezionale. Dopodiché se la governatrice andrà alla Consulta noi ci presenteremo parte lesa per rispondere alle argomentazioni che porterà la Sardegna. E avviso già: il Veneto renderà pubbliche le argomentazioni della Todde. Ci si confronterà sui dati reali, e allora vedremo. Poi ci sono altre cose che lasciano perplessi».
Quali?
«La Regione Sardegna non fa ricorso per tutelare la sua autonomia, che non è in discussione, ma per bloccare quella altrui. Inoltre va detto che le Regioni a Statuto speciale, come le Province autonome, possono applicare la legge se la ritengono conveniente, non c’è alcun obbligo. Inoltre ricordo che anche la Sardegna gode dei trasferimenti nazionali che provengono dal Veneto».
Emilia Romagna e Campania sono tra le Regioni che guidano la raccolta firme contro l’autonomia.
«Più che altro dovrebbero spiegare agli italiani perché nei dieci anni che hanno governato dalla caduta di Berlusconi non hanno mostrato la loro idea di riforma. Ricordo che il centrosinistra in precedenza aveva giustamente votato per esplicitare l’autonomia in Costituzione, il Titolo V. Questo governo invece ha dimostrato coerenza e serietà. In quindici mesi ha reso obbligatori i Lep, i livelli essenziali di prestazione che dovranno essere garantiti da Nord a Sud. Abbiamo scritto la legge in un anno e mezzo».
Libero

























