La strada trema al passaggio dei mezzi pesanti. E sembra di essere – come sottolinea più di qualche imprenditore – sotto l’effetto di una scossa di terremoto. Nell’area Pip di Marano, in passato al centro di un processo penale e oggi di svariati procedimenti giudiziari in sede civile, nulla è cambiato dal giorno in cui i carabinieri del Ros (correva l’anno 2016) sequestrarono l’arteria di ingresso, le infrastrutture primarie e una serie di capannoni realizzati dalla Iniziative industriali di Sant’Antimo, l’azienda di scopo fondata dai fratelli Aniello e Raffaele Cesaro, di recente condannati in primo grado per concorso esterno. Gli imprenditori, che anni fa acquistarono gli stand, temono per il loro futuro e per quello delle loro aziende. Sono una trentina quelle che ancora sono attive nell’area industriale di via Migliaccio: vetrerie, calzaturifici, aziende del settore tessile, enogastronomiche o dedite alla rottamazione di materiali. Realtà importanti, costrette a fare i conti – ormai da circa dieci anni – con l’incertezza del domani. L’arteria “ballerina” è formalmente sotto sequestro, ma i mezzi – pesanti e non – continuano a transitare negli spazi del Pip. Gli impianti (fognario, idrico, antincendio) – secondo quanto emerso in un processo andato in scena a Napoli nord – non sarebbero stati mai collaudati o collaudati con false attestazioni. Diversi capannoni, inoltre, presenterebbero – come evidenziato in una relazione dell’ufficio tecnico comunale – difformità urbanistiche, perlopiù riferite al mancato rispetto delle distanze tra gli stessi. C’è poi il capitolo giudiziario ancora in itinere: il Comune di Marano rescisse, unilateralmente, la convenzione con l’azienda dei Cesaro e si appropriò – intorno all’anno 2020 – di svariati capannoni, ritenendo che fossero di sua proprietà. La Iniziative industriali – azienda destinataria di una misura interdittiva – ha però contestato gli atti e intimato a diversi operatori di lasciare quei capannoni. Un procedimento si è concluso con la vittoria dell’azienda, per altri si attende invece il pronunciamento nel merito. Nel merito – a breve – si dovrà pronunciare anche un altro giudice, che deve fare chiarezza sulla legittimità dell’atto di rescissione contrattuale operato dal Comune. L’ente è proprietario dei capannoni o dovrà restituirli all’impresa interdetta per mafia? In questo scenario, a dir poco ingarbugliato, sono costretti ad operare tanti imprenditori, che di recente hanno inviato una missiva anche al procuratore capo di Napoli Nicola Gratteri, anche se la competenza, per il caso Pip, è della Procura Napoli nord. Il Comune ha individuato, nei mesi scorsi, un pool di esperti che dovrà redigere il piano per il collaudo delle infrastrutture, ma tutto è fermo in attesa degli esiti giudiziari.
© Copyright Fernando Bocchetti, Riproduzione Riservata. Scritto per: TerranostraNewsMARANO, L’AREA PIP, NULLA E’ CAMBIATO DAL BLITZ DEL 2016: LA STRADA CHE “TREMA”, I COLLAUDI, I CONTENZIOSI IN CORSO TRA GLI IMPRENDITORI, IL COMUNE E LA DITTA DEI CESARO
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