Marano, gli ultimi beni confiscati ai Simeoli. Storia di un lungo iter giudiziario e di tanti colpi di scena

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Lo Stato mette le mani su ulteriori beni dei Simeoli, i palazzinari di riferimento del clan Polverino. Il tribunale di Napoli – sezione per l’applicazione delle misure di prevenzione – ha disposto infatti la confisca di ulteriori appartamenti, box e frutteti, tutti riconducibili ad Antonio, Luigi e Benedetto Simeoli, già condannati in via definitiva per associazione mafiosa. Nell’elenco dei beni confiscati figura anche l’immobile, ubicato in via Caracciolo, che da tanti anni accoglie centinaia di alunni di una scuola parificata. E’ la Garden House, struttura scolastica che ha formato i rampolli delle famiglie maranesi più in vista, gestita da imprenditori che non risultano essere invischiati nelle vicende penali dei Simeoli.

La storia.

L’edificio era stato sequestrato due anni fa sulla scorta di indagini e accertamenti tecnici disposti dal pm Maria Di Mauro, all’epoca in forza alla Direzione distrettuale antimafia. La Garden House era stata realizzata dalla società Garden City, il cui legale rappresentante è Pasquale Di Fenza, geometra molto noto nel territorio di Marano, che da oltre un anno ricopre il ruolo di consigliere regionale in quota Moderati. Di Fenza, nel lontano 2013, fu rinviato a giudizio con l’accusa di essere un intestatario fittizio dei beni dei Simeoli, ma nel corso del processo riuscì a dimostrare la sua estraneità ai fatti contestati e fu assolto da ogni accusa.

A finire nel patrimonio dello Stato, oltre alla struttura che ospita la scuola, anche la mega villa di Antonio Simeoli, alias “Ciaulone”, fondatore della Sime Costruzioni e titolare di fatto – assieme ai figli Luigi e Benedetto – di una sfilza di società e cooperative edilizie collegate tra loro. Una di queste società satellite era proprio la Garden City, proprietaria non solo dell’edificio che ospita la scuola di via Caracciolo ma anche di due terreni sottratti anch’essi ai palazzinari di camorra.

Si tratta, in realtà, di beni già finiti al centro dell’inchiesta-madre, quella del 2013, che culminò con l’arresto dei Simeoli e il rinvio a giudizio di numerosi presunti prestanome o intestatari fittizi di beni e cooperative immobiliari. Un’indagine che all’epoca fece molto scalpore, anche perché tra gli indagati spiccava il nome di Biagio Iacolare, ex vicepresidente del Consiglio regionale e in passato presidente di una cooperativa riconducibile ai Simeoli. Fedelissimo di Ciriaco De Mita e per circa un ventennio vero e proprio dominus della politica maranese, Iacolare – seppur tirato in ballo in alcune intercettazioni telefoniche (del suo ruolo e vicinanza ai Simeoli ha riferito anche il pentito Giuliano Pirozzi) – ne venne fuori già nelle fasi antecedenti al processo. L’ex leader dell’Udc locale non fu nemmeno rinviato a giudizio.

L’iter giudiziario e la storia delle confische.

I giudici che condannarono i Simeoli non ritennero che tutti i loro beni dovessero essere oggetto di confisca: prevalse, in sede di Corte d’appello, la linea che le misure di prevenzione dovessero essere applicate solo per quegli immobili acquistati e società sorte nel periodo 1988-2008, ovvero il ventennio in cui i magistrati hanno certificato l’adesione dei Simeoli al clan Polverino. Non solo con il ruolo di meri palazzinari, ma come veri e propri soci di Giuseppe Polverino, l’indiscusso capoclan, che avrebbe investito nell’edilizia (attraverso i Simeoli) parte dei proventi ricavati dal traffico di stupefacenti. Non sono dello stesso avviso, invece, i giudici del tribunale per le misure di prevenzione, che hanno ritenuto di dover estendere il provvedimento di confisca anche a quei beni che, all’esito dei processi, erano stati restituiti ai palazzinari o non erano finiti nelle pagine delle prime ordinanze. Emblematico è il caso della palazzina che ospita Garden House. Secondo gli inquirenti, era sottoposta alle misure di prevenzione già a partire dall’anno 1998. Nonostante ciò, i Simeoli sono riusciti ugualmente a percepire – fino a un anno e mezzo fa – i canoni di locazione dal gestore della scuola. Circa 10 mila euro al mese.

Il futuro.

Ora la proprietà dell’immobile è dello Stato e i gestori dovranno quindi interfecciarsi ancora con l’autorità giudiziaria e l’agenzia nazionale per i beni confiscati. La vicenda è finita anche nelle pagine della relazione che ha portato di recente allo scioglimento per camorra del Comune di Marano.

 

© Copyright redazione, Riproduzione Riservata. Scritto per: TerranostraNews
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