La corrente calda dell’Atlantico rallenta: a rischio il clima dell’Europa occidentale

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I media britannici e americani hanno dato buona evidenza a uno studio pubblicato su Nature Geoscience e alle dichiarazioni del coautore della ricerca Stefan Rahmstorf, del Potsdam Institute for Climate Impact Research, sull’indebolimento della Corrente del Golfo.

L’attuale clima dell’Europa atlantica è infatti basato su un meccanismo garantito dal flusso continuo di acqua calda che parte dal Mar dei Caraibi e arriva fino alle coste della Norvegia. È un tapis roulant che trasporta benessere termico muovendo quasi 20 milioni di metri cubi di acqua al secondo. La massa di acqua calda viaggia in superficie, man mano evapora e diventa quindi sempre più salata e densa. Arrivata in Scandinavia incontra un’acqua più dolce e s’inabissa cominciando, in profondità, il viaggio di ritorno verso i tropici.

Ma questo meccanismo, senza il quale la temperatura della Gran Bretagna diminuirebbe di parecchi gradi, sta diventando precario: se l’area di espansione dell’acqua derivante dallo scioglimento dei ghiacci artici si allargasse ulteriormente, la spinta calda innescata dalla Corrente del Golfo si fermerebbe prima e l’intero sistema di circolazione delle acque calde atlantiche si indebolirebbe.

Secondo lo studio appena completato, oggi l’intensità di questo flusso è al livello più basso da mille anni: si è già registrato un indebolimento del 15% rispetto ai valori registrati a metà del ventesimo secolo. E si potrebbe arrivare a una diminuzione del 35-45% entro la fine del secolo. S’innescherebbe così uno dei più temuti tipping point, i “grilletti climatici” in grado di far saltare equilibri millenari in tempi rapidissimi, con conseguenze devastanti. In questo caso, oltre a portare il gelo sulle coste dell’Europa occidentale e a destabilizzare il clima dell’intero continente, sarebbero anche minacciate dall’aumento del livello del mare le coste atlantiche degli Stati Uniti.

Un collasso dell’Amoc (Atlantic Meridional Overturning Circulation, è questo il nome della corrente atlantica calda) non sarebbe un evento inedito. È già avvenuto altre volte, l’ultima durante la fine dell’ultima era glaciale. Ma questa volta c’è una differenza. La presenza di quasi 8 miliardi di esseri umani doppiamente coinvolti: come responsabili e vittime del fenomeno. Un’eventualità che con buona probabilità possiamo ancora evitare mettendo al bando i combustibili fossili con la rapidità richiesta dalla comunità scientifica per contrastare la crisi climatica.

Fonte Huffington post

© Copyright redazione, Riproduzione Riservata. Scritto per: TERRANOSTRA | NEWS
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