Marano, vicenda Pip: 2 anni di attese e tanti soldi persi. Ora il Comune dice agli imprenditori: “Pagate noi e non più la curatela giudiziaria”

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“Niente più pagamenti alla curatela giudiziaria, d’ora in avanti dovrete corrispondere un’indennità di occupazione al Comune”. E’ quanto disposto dal Comune di Marano e intimato agli imprenditori del Pip che operano nei capannoni realizzati dalla società dei Cesaro. L’ultimo atto di una querelle che si trascina da anni tra l’ente cittadino e gli amministratori giudiziari della Iniziative industriali di Sant’Antimo, l’azienda che diversi anni fa realizzò i capannoni in via Migliaccio.

Il Comune di Marano, che due anni fa decise di revocare la concessione alla società dei Cesaro (per inadempienza contrattuale), ha comunicato nei giorni scorsi i suoi propositi agli imprenditori che in passato avevano sottoscritto accordi con i fratelli Aniello e Raffaele Cesaro, imputati in un processo per concorso esterno in associazione mafiosa. I Cesaro, di fatto, erano già usciti di scena tre anni fa, quando la Procura – sulla scia delle indagini eseguite dai magistrati della Dda – aveva nominato una curatela giudiziaria, in seguito al sequestro dei conti societari.

Dopo due anni di attese, la giunta comunale ha deciso di cambiare rotta, forte di un provvedimento del tribunale di Napoli e sulla scie delle continue sollecitazioni mediatiche (le nostre) e dei legali degli imprenditori che erano rimasti nel limbo, che occupano capannoni senza aver mai completato le procedure di acquisto o di fitto con i Cesaro.

Una di queste aziende, la Sider System, ha già aderito alla proposta dell’Ente e si è impegnata a versare al Comune 2500 euro mensili a titolo di indennità di occupazione. A settembre altri operatori, risultati una decina di anni fa assegnatari degli stand e che si trovano nelle medesime condizioni della Sider System o ad oggi sprovvisti di capannone, sottoscriveranno analoghi contratti con il municipio maranese. Contratti annuali nelle more delle verifiche urbanistiche sulle strutture (molte sarebbero viziate da anomalie e alcune destinata all’abbattimento) e del completamento dell’iter giudiziario incanalato presso il tribunale Napoli nord, chiamato a decidere sulla regolarità dell’iter che portò alla rescissione unilaterale della convenzione che legava il Comune alla Iniziative industriali.

Sulla vicenda Pip si erano accesi, proprio di recente, anche i riflettori della commissione nazionale antimafia, i cui componenti avevano chiesto agli amministratori di Marano, convocati a Roma per un’audizione, quali fossero stati i provvedimenti amministrativi adottati negli ultimi anni. La Commissione, in pratica, aveva posto l’accento sulla mancata acquisizione delle aree che già da due anni – per effetto della revoca della concessione disposta dai vecchi commissari straordinari – erano nelle disponibilità del Comune.

L’ente insomma si è mosso con due anni di ritardo, perdendo in questi due anni centinaia di migliaia di euro di canoni di occupazione, finiti agli amministratori giudiziari dei Cesaro. Il timore dell’antimafia e di un possibile danno erariale ha indotto Visconti, la Mucerino e compagni a darsi una mossa e di imporre il pagamento di un canone (annuale) agli assegnatari dei capannoni.

Una vicenda intricatissima, insomma, che potrebbe riservare ulteriori sorprese. Gli amministratori della Iniziative industriale, che hanno perso il ricorso al Tar (difetto di competenza) hanno infatti proposto un altro ricorso che sarà discusso, in autunno, davanti ai giudici del tribunale Napoli nord.

© Copyright Fernando Bocchetti, Riproduzione Riservata. Scritto per: TERRANOSTRA | NEWS
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