E’ uno scenario impressionante, ma per molti noto da tempo, quello che emerge dall’ordinanza di custodia cautelare con la quale la procura di Napoli ha azzerato i clan operanti a Sant’Antimo e nei comuni limitrofi. Nelle carte viene ricostruito il rapporto tra gli uomini delle cosche di Sant’Antimo, in particolare il clan Puca, e i fratelli Cesaro. Non solo i Cesaro, ma tutto uno spaccato politico-affaristico-criminale che si dipana tra il 2003 e il 2017 e che coinvolge esponenti politici bypartisan e funzionari pubblici, come l’ingegnere Claudio Valentino, a capo dell’ufficio tecnico comunale. A svelare molti dettagli sono i collaboratori di giustizia e, tra questi, Ferdinando Puca.
Nel corso dell’interrogatorio del 23 marzo 2016, si riferisce alle elezioni comunali del 2012. È lui a chiamare in causa il senatore di Forza Italia raccontando di un incontro nella sua abitazione. Puca dice di essere stato convocato tra il 2011 e il 2012, dopo la sua scarcerazione, a casa di Luigi Cesaro. Il senatore gli avrebbe consegnato 10 mila euro per l’acquisto di schede elettorali. Secondo il racconto del pentito, Cesaro si prodigò personalmente per spiegargli come doveva funzionare la compravendita. L’obiettivo era quello di acquistare un pacchetto di voti per sostenere la campagna elettorale di Cristoforo Castiglione, candidato al consiglio comunale con la lista “Insieme” che appoggiava Francesco Piemonte, candidato per la rielezione a sindaco. Puca doveva occuparsi di organizzare un gruppo di “galoppini” che dovevano comprare i voti e controllare che il numero di consensi acquistati corrispondesse a quelli poi realmente ottenuti. Un “controllo” da effettuare anche con la violenza nel caso qualcuno avesse voluto fare il furbo. Ad aiutarli ci sarebbero state delle persone dei Cesaro all’interno dei seggi.
Il costo di ogni singolo voto era di 50 euro a cui andavano aggiunti i 10 euro da dare al galoppino che lo procurava. Di questa operazione, Puca dice di essersi occupato insieme a Pasquale Verde, “o’ cecato”. In totale ha detto di aver ricevuto 35mila euro anche da Antimo Cesaro e la campagna elettorale fu un successo e si concluse con l’elezione del candidato voluto dai Cesaro. Secondo i suoi racconti la famiglia Cesaro, in particolare Antimo, versava 10mila euro al mese a Teresa Puca per le spese legali del clan. Puca non era nuovo a questo tipo di operazione. Secondo i suoi ricordi avrebbe fatto lo stesso a partire sin dal 2003-2004. A quel tempo era ancora libero il cugino Pasquale Puca che si occupava direttamente di stabilire con i fratelli Cesaro il candidato da sostenere. In un successivo interrogatorio, datato, 27 aprile 2017, Puca dice di essere stato chiamato da Antimo e Luigi Cesaro, insieme a Teresa e Lorenzo Puca, che aveva raccolto l’eredità del padre, e da Claudio Lamino, poi divenuto collaboratore di giustizia. Anche in quell’occasione il candidato doveva essere sempre Castiglione e i voti dovevano essere sempre acquistati spendendo 60 euro, 50 per il votante e 10 per il galoppino. Inoltre a lui e Verde, ancora una volta coinvolto nell’operazione, sarebbero spettati 100 euro a voto acquistato. Puca, in questo caso, non parla di incontri con Luigi Cesaro ma racconta di un incontro con il fratello Antimo all’Igea, il centro di sua proprietà. Cesaro in quell’occasione parlò di “casse di denaro” per acquistare i voti e anche di un regalo extra per Verde. “Regalo” che non arrivò al termine della campagna elettorale scatenando l’ira di Verde che promise di “lanciare giù dal balcone Antimo”. Il suo proposito venne bloccato da Puca poiché Antimo era considerato un protetto del cugino e capoclan Pasquale.
Proprio il ruolo di Antimo risulta essere predominante nell’acquisto dei voti. Se ne trovano riscontri anche nelle dichiarazioni di altri collaboratori di giustizia che a differenza di Puca non raccontano mai di incontri con il senatore Luigi ma solo con il fratello Antimo. Certa è la forza del clan Puca nel condizionamento della vita politica di Sant’Antimo e non solo. Nell’interrogatorio del 12 dicembre 2013, il collaboratore di giustizia Giuseppe Perfetto quantifica in 2000-2500 voti la forza elettorale del clan. Un bacino di voti a cui, stando alle sue dichiarazioni, avrebbe provato ad abbeverarsi anche l’ex senatore di Italia dei Valori, Sergio De Gregorio, recentemente arrestato. Perfetto racconta, in un altro interrogatorio del 16 dicembre, di un incontro del 2006 in cui De Gregorio incontrò lui e Pasquale Puca all’interno del mobilificio di Stefano Di Lorenzo. Secondo il pentito l’attività di condizionamento del clan si sarebbe svolta nel corso delle consultazioni del 2007, 2012 e 2017. Anche Perfetto conferma l’esistenza della lista “Insieme” che appoggiava la candidatura a sindaco di Francesco Piemonte, primo cittadino di Sant’Antimo dal 2007 al 2017. Conferma, inoltre, che i voti dovevano convergere sul candidato Castiglione. Più preciso è l’altro collaboratore di giustizia Claudio Lamino, attivamente impegnato nella compravendita di voti come confermato anche da Puca.
Nell’interrogatorio del 16 maggio 2017 parte con il suo racconto dal 2004. In quell’occasione ricorda che il sindaco in carica era Aurelio Russo, candidato opposto a quello dei Cesaro. Il pentito spiega come i fratelli riuscirono a farlo dimettere. Di fatto non aveva la maggioranza in consiglio comunale ma per farlo cadere erano necessarie le dimissioni dei consiglieri comunali. Fondamentale erano le dimissioni di Salvatore Castiglione e per “convincerlo”, Pasquale Puca e lo stesso Lamino fecero visita al padre a Rimini mentre era lì per un viaggio organizzato per anziani. “Zio Totonno” venne convinto e da quel momento Castiglione divenne un politico vicino ai Puca e ai Cesaro. Caduto il sindaco alle successive elezioni venne eletto sindaco Luigi Cesaro, in carica dal 2004 al 2006. Il pentito inoltre ricorda che i fratelli Cesaro, fino al 2009, hanno incontrato Pasquale Puca andando nella sua abitazione a bordo di un furgone bianco per non essere visti ed entravano direttamente nel garage della sua abitazione. Stando ai racconti di Lamino, i rapporti con il clan Puca venivano tenuti maggiormente da Antimo Cesaro, detto “’o penniello”, e in qualche occasione da Aniello e Raffaele. Il senatore Luigi stava più defilato e viveva a Roma. Lamino ricorda le riunioni all’interno del centro Igea o del mobilificio di Di Lorenzo per decidere i candidati da appoggiare. Attività che i fratelli Cesaro hanno continuato a tenere in piedi anche dopo che sono stati indagati in altre inchieste, ma tenendosi più a distanza e incaricando Luigi Vergara, coordinatore di Forza Italia a Sant’Antimo. Secondo i racconti di Lamino agli incontri partecipavano Francesco Di Lorenzo, Corrado Chiariello e Salvatore Castiglione.


























