Una marea di case abusive, da anni di proprietà del Comune di Marano, ma mai sgomberate. Lo scandalo prosegue sotto la gestione commissariale. E i privati continuano a fare business

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Non solo le case di via Marano-Quarto, abusive, acquisite al patrimonio comunale e allacciate illegalmente alla condotta idrica, ma tante, tantissime abitazioni, complessi residenziali, depositi, capannoni commerciali di cui il Comune è a conoscenza, di cui tanto abbiamo scritto ma per i quali nulla si fa. Immobili abusivi, acquisiti dal Comune già da alcuni anni e per giunta allacciati illegalmente alla condotta idrica dell’ente cittadino. Il Tar ha messo (forse) la parola fine alla vicenda delle abitazioni di via Marano-Quarto, intimando al Comune di Marano di sgomberare in tempi rapidi gli immobili ancora occupati da tre famiglie, ma i dubbi permangono sulle reali intenzioni dell’ente. Se, in pratica, attuerà le misure richieste da tribunali, giudici, se si allineerà a quanto sancito dalla Corte Costituzionale e cosa farà per gli altri immobili con analoghe caratteristiche.

Nei mesi scorsi l’amministrazione cittadina, retta da quasi due anni da una triade commissariale, aveva annunciato l’imminente sgombero della palazzina ubicata in una traversa di via Del Mare, nella zona collinare della città, abusiva, acquisita al patrimonio comunale dal lontano 2006 ma ancora occupata da svariate famiglie. L’iter amministrativo non è ancora stato ultimato. Stessa musica per il complesso residenziale del Galeota, sorto nel 2005 al posto di una splendida masseria del 1700 e per le abitazioni di via Antica Consolare Campana e via Platone. Immobili di proprietà comunale illegalmente occupati o rioccupati dai vecchi proprietari, che ancora oggi (in alcuni casi) riescono a trarre profitto affittandoli ai privati. Non va meglio nemmeno sul fronte degli esercizi commerciali. Nessuna decisione, infatti, è stata assunta in merito al deposito abusivo di via Padreterno, per il capannone di via Vallesana -la cui presenza ha fatto sfumare un finanziamento europeo per la realizzazione di una strada – o per i capannoni dell’area industriale di via Migliaccio, che nella stragrande maggioranza dei casi presentano gravi e non sanabili difformità urbanistiche.

© Copyright Fernando Bocchetti, Riproduzione Riservata. Scritto per: TerranostraNews
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