Basta cuocere il riso al dente, farlo raffreddare dopo averlo condito con un po’ di olio per non farlo attaccare, poi aggiungere quanto fantasia (ma anche rimanenze di frigo e dispensa) suggerisce: verdure (in primis pomodori), uova sode, formaggio, sottoli e sottaceti tonno, wurstel, gamberetti e via discorrendo. Ed ecco un piatto colorato e molto pratico, perché – superfluo dirlo, no? – si trasporta nei contenitori ed è bell’e pronto al momento del pranzo, in spiaggia sotto l’ombrellone, sui prati della scampagnata, in giardino e in terrazzo per cene estive.
Ma oltre alla praticità ci sono tante altre ragioni per apprezzarlo: la sua freschezza, la versatilità e il suo essere un piatto completo. Così molti cuochi si cimentano a proporne varianti e interpretazioni, per lo più d’ispirazione mediterrranea, visto che l’insalata di riso si gusta spesso sul mare.
Così l’ingrediente universale, il riso, conosciuto dai popoli del mediterraneo dopo la conquista dell’Asia da parte di Alessandro Magno, prima di essere coltivato in Egitto e Spagna durante la colonizzazione araba, diventa piatto versatile, ricetta-non ricetta perché assemblato come un’insalata.
Ma sebbene sia lo stratagemma casalingo per eccellenza per unire gusto e praticità, adesso è sempre più frequente nei ristoranti, in versioni gourmet, come sottolinea l’osservatorio Polli Cooking Lab, nato per captare le tendenze nel mondo del food. Tanto da guadagnarsi l’onore di una giornata nazionale, celebrata l’8 luglio.
Ecco allora il riso di diverse tipologie e qualità, come ‘base’ comune fondamentale con cui si integrano gli altri ingredienti, spesso locali, aggiunti di volta in volta in ossequio alle numerose tradizioni culinarie regionali.


























