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Caro dottore, le scrivo alla ricerca di una spiegazione in merito a una mia tendenza…Forse lei la definirebbe una coazione a ripetere…Ebbene io sono un uomo che tradisce. Amo e stimo mia moglie, ma non posso fare a meno di continuare a tradirla, come ho sempre fatto in 25 anni di matrimonio. Apro e chiudo brevi, ma intense, relazioni che mi servono, in pratica, a sopportare la routine matrimoniale, anzi mi restituiscono ad essa rinnovato e disponibile, mi rendono un marito “perfetto”. Solo oggi, appena superato i 50 anni, mi chiedo: perché tutto ciò?
Forse ho solo bisogno di una assoluzione da parte sua, ma la prego di chiarirmi le idee.
Pasquale, Cardito
I comportamenti compulsivi hanno sempre le loro radici in sofferenze antiche, che non si sono liberate della loro origine angosciosa. Infatti è l’angoscia ad accompagnare questi comportamenti, fino a che non si fa luce su di essa. All’origine c’è sempre un trauma, che accompagna, che ricompare, che si riaffaccia sulla scena, come un attore che non rinuncia al suo ruolo, protagonista puntuale e inesorabile. La ripetizione ossessiva di un comportamento è indicativa di una antica ferita mai rimarginata, bisognosa di cure e di attenzioni. La reiterazione sembra porti un senso di sollievo, di appagamento di un vuoto destinato, però, a rimanere tale, perché non ancora osservato nel modo giusto, e perciò non visto nelle sue reali dimensioni. È questo che si chiede? Essere visti? Non a caso chi è incline al tradimento di sovente lascia indizi, anche banali, che lasciano presagire, intuire, qualcosa. Per certi aspetti sono comportamenti regressivi, come quelli di un bambino alla conquista della propria identità. Come fanno i bambini, infatti, si ricorre a una riparazione continua ogni volta che si ritorna a casa. I bambini costruiscono la propria identità affidandosi alle cure materne, dove trovano accudimento, attraverso gli atteggiamenti amorevoli delle figure genitoriali. È ovvio che un adulto non può affidarsi alle attenzioni materne: si può scegliere, nel suo caso, di intraprendere percorsi di cura che, attraverso la riflessione, possono portare a indagare su quello che realmente si chiede alla propria vita. Auguri caro lettore!
Dott. Raffaele Virgilio, psicologo e psicoterapeuta




























