“La mia azione oggi è un altro passo verso la creazione di posti di lavoro. Basta con chi rubava la nostra prosperità. Oggi comincia una nuova rivoluzione energetica”. Con queste parole oggi Donald Trump ha cancellato di fatto l’adesione americana agli accordi di Parigi sul cambiamento climatico. Senza mai nominarli, li ha svuotati nella loro applicazione. Un colpo durissimo da parte della potenza economica leader (nonché seconda nazione per emissioni carboniche dopo la Cina). Finisce spazzata via l’eredità ambientalista di Barack Obama. Anche se i suoi seguaci – dagli Stati a governo locale democratico come la California, alle grandi organizzazioni ambientaliste come il Sierra Club – già preparano una guerriglia di resistenza a base di ricorsi presso tutte le sedi di giustizia.
Trump ha voluto distruggere l’ambientalismo del suo predecessore in una cerimonia spettacolare, a cui ha invitato una delegazione di minatori del carbone: “Voglio ringraziarvi perché avete attraversato tempi duri. Ma da oggi creiamo nuovi posti di lavoro grazie alle energie fossili. L’America ricomincia ad essere vincente, con gas e petrolio”. Lo strumento è un decreto presidenziale intitolato Energy Independence Order. Pur di raggiungere l’autosufficienza energetica la nuova Amministrazione toglie ogni restrizione alle emissioni di CO2, vuole dare libertà di trivellare ovunque. “E’ finita l’intrusione del governo – proclama Trump – perché quelle regolamentazioni uccidevano il lavoro. Celebriamo una nuova èra per l’energia americana”.
L’elenco delle distruzioni è lungo, sostanzioso. Si comincia con il Clean Power Plan che imponeva l’abbattimento delle emissioni carboniche da parte delle centrali elettriche: revocato. Basterebbe questo per dire addio agli accordi di Parigi: la riduzione delle emissioni di CO2 da parte delle centrali era cruciale perché gli Stati Uniti rispettassero gli impegni presi con la comunità internazionale. Trump abolisce anche le restrizioni che Obama impose sulle trivellazioni costiere, sui permessi di sfruttare miniere nelle terre di proprietà pubblica (federale), sulle emissioni di metano dagli oleodotti. Infine la deregulation cancella quelle “valutazioni d’impatto ambientale” che potevano rallentare e ostacolare le grandi opere infrastrutturali. Si torna indietro di otto anni e forse anche di più. Per certi aspetti il balzo all’indietro riporta agli anni Settanta, perché fu un presidente repubblicano, Richard Nixon, a creare quell’Environmental Protection Agency di cui Trump sta smantellando i poteri. Il presidente ha scelto come capo dell’Epa Scott Pruit che si acquistò la benemerenza delle compagnie petrolifere quando era ministro della Giustizia dell’Oklahoma e contrastava sistematicamente le riforme di Obama.
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