L’odore della colla di pesce nelle case di Napoli, in prossimità del Natale, annunciava un tempo che si era messo mano al presepe di famiglia, per una modifica, un ampliamento, un abbellimento. Forse anche in Natale in Casa Cupiello la presenza in scena del presepe lascia immaginare come quest’odore intenso e acido permei ogni cosa, penetrando così acutamente nella memoria olfattiva da farne sentire nostalgia, rimpianto. Nonni, padri e bimbi, in un unico afflato artistico e mistico, perpetuavano, ma forse ancora oggi che la colla di pesce non si usa più, perpetuano, una tradizione antica che appartiene all’anima più profonda della città e alla sua storia. Così si scartano, oggi come un tempo, i pastori, si ridistribuisce il muschio dove manca, si incollano i fondali di cartapesta, si ristrutturano i tetti delle casette, che qualcuno costruisce personalmente e poi dipinge, si controlla che le luci non siano fulminate. Ma il presepe più famoso di Napoli è il Presepe Cuciniello, esposto in una sala interamente dedicata ad esso nel Museo di San Martino. Un capolavoro di arte presepiale che risale al 1879 e nasce dalla collezione di circa 800 pastori che l’architetto Michele Cuciniello aveva ereditato dal padre, realizzati dai maggiori artisti del 1700.
La composizione monumentale del Presepe accoglie i personaggi tipici della tradizione nell’ambito di alcune scene madri, come la Natività, la Taverna, l’Annuncio ai pastori. Il Presepe fu posto su un fondale ideato dallo scenografo Luigi Masi, e Fausto Nicolini curò l’illuminazione del Presepe con luce naturale. Così realizzato il grande presepe fu presentato nel refettorio dei monaci della Certosa e da allora non fu mai più spostato da San Martino. Rimaniamo stupiti di fronte alla minuziosità della costruzione, ai colori, alla folla di personaggi rutilanti di vita, che, pur nelle quotidiane occupazioni, sono tutti rivolti verso il centro della scena, al miracolo che si avvera nella grotta. Davanti a questa grotta, confine tra luce e tenebre, disposta all’interno di un tempio romano diruto, sormontato da angeli, ancora oggi ci perdiamo nel mistero della nascita, alla ricerca del senso del vivere.
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