Caso Pip, siamo alla svolta sulle dichiarazioni di agibilità? L’ufficio tecnico del Comune ha avviato infatti il procedimento finalizzato all’annullamento dell’autocertificazione di conformità e agibilità di uno dei 40 capannoni presenti nell’area di via Migliaccio. Quel che si diceva e scriviamo da anni, dunque, sembra ora esser avallato dalle direttive impartite dalla responsabile del settore Urbanistica Paola Cerotto.
La mancata conformità urbanistica – si legge nella nota inviata a Gaetano Domenicone, rappresentante legale della Iniziative industriali di Sant’Antimo, la società di scopo creata dalla famiglia Cesaro, e a uno degli assegnatari dei capannoni è stata accertata negli ultimi sopralluoghi effettuati dai tecnici comunali.
I sopralluoghi sono partiti, è opportuno ricordarlo, dopo l’arrivo al Comune dei carabinieri del Ros, che hanno prelevato a più riprese atti e faldoni. L’operazione, coordinata dalla Dda di Napoli, punta a stabilire se vi furono accordi, legami e un disegno criminoso tra esponenti della politica locale, la società di Sant’Antimo e personaggi della malavita organizzata.
Con l’atto notificato sabato, il Comune, in pratica, pone le basi per la chiusura di uno o più capannoni. Quasi tutti, infatti, dal punto di vista dei certificati di agibilità (e non solo) non sarebbero in regola. I destinatari dell’atto hanno 10 giorni per poter presentare le proprie memorie difensive e le controdeduzioni. Il procedimento sarà ad ogni modo ultimato nell’arco di 20 giorni.
Questo lo stato dell’arte, più volte fotografato dai media e da alcuni esponenti politici, che sembra rafforzare dunque le tesi di quei sette imprenditori che nei giorni scorsi hanno denunciato per truffa ed estorsione i vertici della società di Sant’Antimo. Il motivo? Cinque dei sette imprenditori, cioè tra coloro che a suo tempo opzionarono un capannone industriale e che secondo il Comune sono proprietari di quegli stand, non hanno mai completato il pagamento ai Cesaro proprio perché ritenevano che non vi fossero le necessarie garanzie sotto il profilo dell’agibilità strutturale.
La società di Sant’Antimo, che ha materialmente prodotto le autocertificazioni contestate, si è ripresa i capannoni pre-selezionati senza restituire l’acconto (complessivamente siamo sull’ordine del milione di euro) versato dagli assegnatari, che ora pretendono la restituzione di quelle ingenti somme.
Le autocertificazioni presentate dalla Iniziative industriali di Sant’Antimo (nel caso dell’imprenditore indicato nell’atto comunale notificato sabato scorso risale al 2014) dovevano essere – trascorso un piccolo lasso di tempo – verificate e vagliata dal Comune. Non fu fatto, poiché per anni, a Marano, si decise che non bisognava mettere le mani nella complessa e annosa questione del Pip. Intanto le aziende hanno aperto i battenti e ora la faccenda è diventata molto più complessa e delicata.
Dopo anni di polemiche e dopo l’arrivo dei carabinieri all’ufficio tecnico, si sta arrivando insomma alla resa dei conti; si stanno notificando atti ad imprenditori che, in qualche caso, non sono più in possesso dei propri stand, rivenduti o fittati dai Cesaro a terze persone.
Gli assegnatari o proprietari non ci stanno e nelle prossime ore chiederanno un incontro con l’architetto Cerotto e il commissario prefettizio Franca Fico. In attesa delle risultanze sul fronte giudiziario (la vicenda è seguita anche dalla Procura di Napoli nord), si chiederà all’ente di revocare – in autotutela – la concessione alla Iniziative industriali di Sant’Antimo.
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