Sangiuliano e la ferita in testa, i legali dell’ex ministro chiedono l’accusa di tentato omicidio per Maria Rosaria Boccia

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Si aprirà, a ottobre, con un colpo di scena, il processo che vede contrapposti l’ex ministro della Cultura Gennaro Sangiuliano e l’imprenditrice Maria Rosaria Boccia. Protagonisti del caso politico più chiacchierato dell’intera legislatura. Iniziato con le accuse di lei contro l’esponente di Fratelli d’Italia, con cui rivelò di intrattenere una relazione privata, per aver deluso la promessa di un incarico di consulente del dicastero di cui era titolare. E finito, dopo un batti e ribatti di accuse pubbliche, con una vistosa cicatrice sulla testa dell’ex ministro. Ebbene, per quel graffio profondo, Boccia è stata rinviata a giudizio per stalking aggravato, lesioni, diffamazioni e interferenze illecite nella vita privata del giornalista, tornato a seguito di quelle vicende in Rai come corrispondente da Parigi. Ma la difesa dell’ex ministro si appresta a chiedere per lei un’accusa ben più grave: tentato omicidio.

La ferita

A giustificare il salto di qualità nell’accusa, il fatto che, secondo la difesa dell’ex direttore del Tg2, a causare la ferita di Sangiuliano, non furono le lunghe unghie smaltate dell’organizzatrice di eventi, come ipotizza la procura. E tantomeno una caduta del giornalista alla quale Boccia attribuisce il taglio. Bensì un oggetto metallico. La vicenda, dolorosa per i risvolti personali che hanno sconvolto la vita di coppia dell’ex ministro e animato un velenoso dibattito per le implicazioni politiche che portava con sé, è destinata dunque a tornare d’attualità con fragore a ottobre. Quando la vicinanza alle elezioni renderà il caso ad alta tensione politica.

Fonte Il Corriere della sera
© Copyright redazione, Riproduzione Riservata. Scritto per: TerranostraNews
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