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L’attacco avvenuto a Modena, dove un uomo di 30 anni si è lanciato con l’auto contro la folla ferendo diverse persone e accoltellandone una durante la fuga, riaccende in Italia il dibattito sul rischio terrorismo e sulla minaccia rappresentata dai cosiddetti “lupi solitari”.
Secondo quanto analizzato da Giovanni Giacalone, esperto di estremismo islamico e membro del David Institute for Security Policy, il modus operandi utilizzato nell’azione presenta caratteristiche compatibili con numerosi attentati già verificatisi in Europa e negli Stati Uniti negli ultimi anni.
L’utilizzo di un’auto lanciata sulla folla, seguito dall’accoltellamento e dal tentativo di fuga, rappresenterebbe infatti uno schema operativo già osservato in precedenti episodi riconducibili al terrorismo islamista di matrice jihadista, in particolare a quello ispirato dall’ISIS.
Pur sottolineando come al momento non esistano prove definitive sulla natura terroristica dell’attacco, Giacalone evidenzia alcuni elementi ritenuti significativi dagli analisti del settore. Tra questi vi sarebbe anche la presunta assenza di profili social riconducibili all’attentatore, un dettaglio che, secondo l’esperto, appare insolito per un giovane trentenne di seconda generazione.
L’episodio di Modena potrebbe rappresentare uno dei primi casi in Italia di attacco realizzato attraverso il cosiddetto “car ramming”, ovvero l’investimento volontario della folla mediante un veicolo, modalità già utilizzata in diversi attentati in città europee come Nizza, Berlino e Londra negli anni passati.
Gli esperti sottolineano come il terrorismo islamico sia profondamente cambiato rispetto al passato. Se un tempo organizzazioni come Al-Qaeda operavano attraverso strutture gerarchiche e reti organizzate, oggi il fenomeno appare molto più fluido e imprevedibile.
Con l’evoluzione della strategia dell’ISIS, infatti, gli attentati possono essere compiuti anche da singoli individui radicalizzati autonomamente, senza necessariamente appartenere formalmente a una struttura terroristica. Un modello che rende la prevenzione estremamente più complessa per le autorità di sicurezza.
Secondo Giacalone, inoltre, il contesto culturale e sociale attuale potrebbe contribuire ad alimentare tensioni e radicalizzazioni. L’analista richiama l’attenzione su quella che definisce una crescente propaganda estremista e su un clima di forte polarizzazione politica e ideologica, che rischierebbe di diventare terreno fertile per episodi di violenza.
Nel frattempo, gli investigatori continuano a lavorare per chiarire il movente dell’attacco di Modena e verificare eventuali collegamenti con ambienti radicali o reti estremiste. Le indagini restano aperte e, al momento, nessuna pista viene esclusa.

