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Home Politica & Palazzo Marano, il caso dell’ex Giudice di Pace: sprechi, degrado e costi pubblici...
La vicenda che ha interessato l’ufficio del Giudice di Pace di Marano rappresenta oggi uno dei casi più emblematici di inefficienza amministrativa e di cattiva gestione delle risorse pubbliche nel territorio campano.
La struttura, nata tra il 2007 e il 2008, è stata definitivamente soppressa con i decreti ministeriali del febbraio e marzo 2026. Tuttavia, ancora oggi, il peso economico e organizzativo continua a gravare sulla comunità locale, tra costi di sorveglianza dell’immobile, contenziosi legali e spreco di risorse pubbliche.
Alla base dell’intera vicenda vi è, come riportato migliaia di volta da Terranostranews, un errore originario: il mancato esproprio del terreno sul quale fu realizzata la struttura. Una negligenza (o altro) che, nel corso degli anni, ha determinato una complessa frammentazione della proprietà, con due terzi dell’immobile finiti nelle mani di soggetti privati.
Il Comune si è così trovato costretto a sostenere per anni onerosi canoni di locazione, costi che avrebbero dovuto essere ripartiti tra i sei comuni coinvolti nella gestione dell’ufficio giudiziario, ma che non sarebbero mai stati affrontati con regolarità, contribuendo ad aggravare ulteriormente il dissesto finanziario dell’ente.
La situazione è precipitata nella notte del 24 febbraio 2026, quando un incendio doloso ha devastato parte della struttura, distruggendo faldoni documentali e rendendo l’edificio inagibile.
Da quel momento, l’ex ufficio del Giudice di Pace è diventato un ulteriore peso per l’amministrazione comunale. Durante il giorno l’area viene presidiata dalla polizia locale, con l’impiego turnistico di una o due unità, mentre nelle ore notturne la sorveglianza è affidata a istituti privati.
Un sistema che comporta un notevole consumo di risorse economiche e umane, sottraendo personale alle normali attività istituzionali in un’amministrazione già alle prese con carenze di organico e difficoltà finanziarie.
Appare ormai urgente adottare misure concrete per chiudere definitivamente questa lunga parentesi negativa. Tra le priorità vi sarebbe il trasferimento del materiale di interesse giuridico in locali protetti di proprietà del Tribunale, così da liberare le risorse oggi impegnate nella vigilanza dell’immobile.
Parallelamente, viene ritenuta necessaria la rescissione immediata dei contratti con i proprietari privati, al fine di interrompere il continuo esborso di denaro pubblico. Ma la rescissione potrà avvenire solo dopo che i faldoni saranno portati ad Aversa.
Solo attraverso interventi rapidi e strutturali sarà possibile fermare quello che molti cittadini definiscono ormai uno spreco insostenibile, restituendo dignità ed efficienza ai servizi comunali in un momento storico segnato da forti ristrettezze economiche e dalla necessità di garantire servizi essenziali con risorse sempre più limitate.
Michele Izzo

