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Un’inchiesta di vasta portata ha portato alla luce un presunto sistema illecito legato al rilascio di certificati di residenza e documenti anagrafici nel cuore di Napoli. In piccoli appartamenti, spesso bassi di pochi metri quadrati, risultavano residenti anche fino a venti persone, in gran parte straniere, senza reali verifiche.
Le indagini ipotizzano un’associazione per delinquere finalizzata a falso, corruzione e favoreggiamento dell’immigrazione, con 120 indagati tra cui almeno sei dipendenti pubblici. In cambio di somme tra i 30 e i 50 euro, venivano agevolate pratiche per ottenere documenti fondamentali per accedere a servizi sanitari e mantenere il permesso di soggiorno, anche in assenza dei requisiti.
In alcuni casi emergono accuse ancora più gravi: un funzionario avrebbe preteso prestazioni sessuali da alcune donne per accelerare le procedure.
L’inchiesta si concentra su due uffici anagrafici cittadini, tra piazza Dante e Capodimonte, dove grazie a microspie e telecamere sono stati documentati passaggi di denaro e irregolarità diffuse. Coinvolto anche un intermediario legato a un CAF, ritenuto punto di riferimento per procacciare utenti.
Secondo gli inquirenti, si tratterebbe di un vero e proprio sistema organizzato, una “fabbrica di falsi” che consentiva l’inserimento di dati non verificati nei registri comunali.

